Ubi banca salva popolariRoma, 14 mag – Ubi Banca alla fine ha centrato l’obiettivo. Qualche giorno fa, infatti, è avvenuta la cessione all’istituto di credito bergamasco delle tre Good bank nate dal fallimento alla fine del 2015 di Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti. A renderlo noto Bankitalia, secondo cui la cessione si è potuta perfezionare “essendosi verificate le condizioni sospensive previste dal contratto stipulato in data 18 gennaio 2017, tra cui il rilascio delle autorizzazioni da parte delle competenti Autorità italiane ed europee”. Sembrerebbe il lieto fine per una vicenda molto contorta ma la realtà è estremamente diversa. Il fallimento delle quattro popolari è stato scaricato completamente sulle spalle dell’intera nazione.

Vediamo perché. Intanto i primi a pagare saranno i lavoratori. Ubi Banca, infatti, prevede di tagliare di circa un terzo il personale di Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti. Entro il 2020 l’istituto lombardo vuole infatti ridurre di circa 200 milioni gli oneri operativi delle tre good bank. Ci sarà una riduzione dell’organico di 1.569 risorse (-32% rispetto al 2016), il taglio di centoquaranta filiali e l’ottimizzazione delle altre spese amministrative. Il consigliere delegato di Ubi, Victor Massiah, considera “inevitabili” i tagli – previsti nell’aggiornamento del piano industriale – perché i tre istituti “giungono da un contesto di grande crisi, di grande difficoltà, che implica inevitabilmente delle azioni cosiddette di turnaround che vanno innanzitutto a incidere sulla struttura dei costi e sulla qualità del credito”. Se i sindacati si muoveranno bene molti bancari otterranno il prepensionamento. Comunque il risultato non cambierà: l’Inps (ossia tutti i lavoratori) si accollerà errori del management delle popolari.

Questa è l’ennesima beffa dopo la truffa subita dai risparmiatori. Facciamo un passo indietro. A novembre del 2015 il governo Renzi vara il decreto salva banche con lo scopo di salvare le quattro popolari cadute in disgrazia: Banca Marche, alla Banca Etruria, Cassa di risparmio di Ferrara e CariChieti. Nefaste furono le conseguenze per i cinquemila investitori: 728 milioni di euro di bond subordinati di queste banche che vedranno il loro valore pressochè azzerato. Il patrimonio delle quattro banche che prima del commissariamento avevano un patrimonio di circa due miliardi venne praticamente azzerato. Vediamo come è stato possibile tutto questo. I vecchi soci rimasero azionisti di fatto della bad bank (la ‘banca cattiva’ su cui sono state trasferite le sofferenze). Nelle quattro good bank invece ci sono gli asset sani finanziate dai depositi (che sono salvi) e dalle obbligazioni ordinarie (anch’esse salve) e che vedono come azionista il Fondo di risoluzione, cioè lo strumento messo in campo dal Governo e dal sistema bancario per il salvataggio.

Alla luce di quanto detto c’è poco da esultare. Eppure, il nostro ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha rassicurato tutti dicendo che: “Il sistema bancario italiano si sta lasciando la crisi alle spalle”. In fondo il ministro non ha tutti i torti. Bisognerebbe cambiare solo la preposizione: la crisi del sistema creditizio italiano, infatti, non è “alle spalle” ma “sulle spalle” dell’intera nazione.

Salvatore Recupero

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