Bruxelles, 11 set – Una poltrona di peso. Indubbiamente, quella di Paolo Gentiloni agli Affari economici e monetari (dovrebbe prendere il nome di “Economia”) è una nomina importante. Se ad una prima, superficiale occhiata può dunque sembrare che il governo giallofucsia abbia giocato bene le sue carte nella partita della Commissione Ue, la realtà parla dell’ennesima umiliazione comunitaria ai nostri danni.

Gentiloni commissariato

Interlocutore ufficiale della Bce, occhio vigile di Bruxelles rispetto alle politiche di bilancio degli Stati nazionali. Il commissario agli Affari economici e monetari svolge un ruolo centrale nel governo economico dell’Unione. Una funzione tanto più importante se pensiamo ai numerosi scontri che, nel corso degli ultimi anni, hanno portato la Commissione ad intervenire più volte per “indirizzare” le nostre manovre finanziarie secondo i desiderata Ue (alias politiche di austerità).


Chi pensa che con Gentiloni in tale veste qualcosa possa cambiare, magari per ottenere sconti rilevanti in termini di spazi fiscali (al di là degli zerovirgola su cui si tratta pedissequamente ogni anno) è però destinato a fare un doloroso bagno di realtà. Il “nostro” commissario è già stato infatti posto sotto tutela. “Sul Patto di Stabilità le regole sono chiare, i limiti sono chiari e la flessibilità è chiara”, ha da subito messo nero su bianco la presidente Ursula von der Leyen, facendo eco alla dura posizione del premier austriaco Sebastian Kurz: “Non siamo disposti a pagare i debiti dell’Italia. Respingiamo categoricamente un ammorbidimento delle regole di Maastricht come chiesto dall’Italia”, aveva detto.

Dalle parole ai fatti il passo è stato molto breve. Accanto a Gentiloni siederà Valdis Dombrovskis, falco dell’austerità e mai tenero nei nostri confronti, che occuperà lo scranno di vicepresidente esecutivo per l’economia. Le competenze in materia saranno così suddivise fra i due, con il lettone che oltre a supervisionare l’aspetto del bilancio avrà anche la responsabilità degli affari finanziari e con lui il primo sarà “chiamato a collaborare strettamente”, ha chiosato sempre la von der Leyen. Un amministratore di sostegno, in parole povere.

Filippo Burla

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