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Roma, 25 apr – Mille licenziamenti e una flotta ridotta, ma ripensata per puntare alle rotte di lungo raggio con l’obiettivo riconquistare i segmenti di mercato che la gestione privata ha, colpevolmente, abbandonato in favore di un’assurda concorrenza alle compagnie low cost. Cogliendo l’opportunità data dall’epidemia di Coronavirus, che ha come azzerato il risiko mondiale dei cieli, è questa la sfida lanciata da Alitalia.



(Ri)parte l’Alitalia nazionalizzata

Le settimane-chiave saranno quelle di inizio giugno. Solo allora prenderà compiutamente forma la “nuova” Alitalia, dopo la nazionalizzazione seguita, di fatto, all’abbandono da parte di Etihad e al rinnovo dei prestiti-ponte governativi. L’ennesimo decollo della “A” tricolore sugli impennaggi di coda avverrà però sotto l’egida pubblica: sarà lo Stato l’azionista di riferimento, inizialmente l’unico e “poi si vedrà” assicura il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli.

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Di certo c’è solo che la crisi dovuta all’epidemia ha colpito tutti indistintamente. Se Alitalia ha perso quasi il 90% del proprio fatturato in queste settimane, una situazione analoga – se non persino peggiore – hanno registrato gli altri vettori aerei. Quando sarà l’ora della ripresa, le condizioni di partenza potranno così essere in qualche modo più livellate che in passato. L’ultimo treno – o aereo, per restare in tema – da non farsi sfuggire.

Flotta e licenziamenti

Se fino al termine di maggio la cassa è sufficiente ad assicurare l’operatività (quasi azzerata in questi giorni), è da lì in avanti che partono i giochi. La sfida si giocherà in buona parte sulla flotta, che verrà sì ridotta dagli attuali 113 a non più di 90 velivoli, dei quali tuttavia almeno il 30% – percentuale simile a quella dei principali concorrenti, ben superiore rispetto al 20% attuale – destinati alla copertura delle rotte a lungo raggio. A quella fetta di mercato, cioè, trascurata negli ultimi anni ma che ancora garantisce margini (e pure elevati) di redditività.

Il contraltare del ripensamento in seno alla flotta – più piccola ma allo stesso tempo più efficace nell’intercettare la domanda dei potenziali passeggeri – è una cura dimagrante che per forza di cose sarà imposto alla consistenza del personale. “Parlare di esuberi zero credo sia molto difficile”, ha spiegato sempre Patuanelli, non sbilanciandosi sui numeri che però, secondo alcune indiscrezioni, potrebbero avvicinarsi alle 2mila unità. Sarà questo l’unico sacrificio richiesto per far tornare Alitalia a brillare nei cieli?

Filippo Burla

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