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Napoli, 5 lug – Lo stabilimento Whirlpool di Napoli finisce provocatoriamente in vendita su eBay. Questo è solo l’ultimo gesto di protesta degli operai partenopei contro la multinazionale americana. I dipendenti sono di nuovo sul piede di guerra dopo le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Whirlpool Italia, Luigi La Morgia. Quest’ultimo ha annunciato la cessazione dell’attività produttiva il 31 ottobre prossimo. Quattrocento lavoratori rischiano di rimanere a spasso. Inutile dire che non l’hanno presa bene. Andiamo con ordine.

La provocazione su internet

Gli operai partenopei, con la loro consueta ironia, hanno messo in vendita la “loro fabbrica” sulla celebre piattaforma di e-commerce.

“Causa incapacità di gestione delle politiche industriali – si legge nell’annuncio – cedesi fabbrica di lavatrici pluripremiata per affidabilità e qualità, sita in Napoli a pochi chilometri dal porto, adiacente alla rete ferroviaria e autostradale”. “Si offrono incentivi statali ‘Prendi i soldi e scappa’ – scrivono i venditori – per dare l’illusione ai suoi 420 lavoratori e togliere la patata bollente al Governo”. “Per info – prosegue l’annuncio – contattare il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, solo dopo cena essendo impegnato durante il giorno nelle dirette Facebook”. “Prezzo a base d’asta 1 euro e ritiro gratuito dell’oggetto in zona”. Nella scheda relativa al prodotto in vendita, è specificato che si tratta di un “oggetto usato, ma tecnologicamente avanzato”. In dieci righe i dipendenti della Whirlpool hanno riassunto le vicende che hanno accompagnato il sito di Napoli Est negli ultimi anni.

Il braccio di ferro tra il governo e l’azienda

Come è stato detto prima, la dirigenza della società ha annunciato il blocco della produzione a Napoli. A dire il vero, la multinazionale americana non è la prima volta che fa questo tipo di annunci. Infatti, anche se ci limitiamo al solo sito di Napoli, già nel 2019 gli americani annunciavano che il sito campano non era più “sostenibile”. Un termine ambiguo, ma che per le multinazionali ha un preciso significato: i fondi gentilmente concessi dal governo non bastano.

Allora, infatti, il colosso degli elettrodomestici considerava i sedici milioni di euro (previsti dal decreto sulle crisi aziendali) insufficienti per proseguire la sua attività nel sito campano. Eppure solo un anno prima (nel 2018) Luigi Di Maio, all’epoca al vertice del dicastero di Via Veneto, annunciava su Facebook: “Whirlpool non licenzierà nessuno e, anzi riporterà in Italia parte della produzione che aveva spostato in Polonia. Questo è il frutto di una lunga contrattazione che siamo riusciti a chiudere al ministero dello Sviluppo economico. Sono quindi orgoglioso di dire che ce l’abbiamo fatta: stiamo riportando lavoro in Italia!”.

Il braccio di ferro tra azienda e il ministero dello Sviluppo economico è stato a dir poco infruttuoso. Una vertenza che poteva essere evitata se fossero stata sbloccata la liquidità del Fondo Nazionale Innovazione. Ormai, però la frittata è fatta. E veniamo ai giorni nostri.

L’intervento di Invitalia e l’attesa di nuovi acquirenti

Prima di analizzare le posizioni de sindacati, è necessario ricordare che in questa vicenda c’è un soggetto terzo che ha il dovere di risolvere situazioni di questo tipo. Si tratta di Invitalia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo, di proprietà del Ministero dell’Economia. Essa dovrebbe dare “impulso alla crescita economica del Paese, puntando sui settori strategici per lo sviluppo e l’occupazione”. Inoltre, l’ente guidato Domenico Arcuri (nominato dal premier commissario per la terapia intensiva) è impegnato nel rilancio delle aree di crisi e opera soprattutto nel Mezzogiorno. Nella vertenza Whirlpool oggi ha il compito di riconvertire l’area industriale trovando nuovi acquirenti. Arcuri e il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli hanno l’arduo compito di tranquillizzare i sindacati ed evitare la dismissione dello stabilimento.

Lo scorso giovedì Invitalia ha detto chiaramente che l’obiettivo è quello di arrivare “entro il 31 luglio con soluzioni concrete supportate da business plan” per la reindustrializzazione della Whirlpool di Napoli in attesa di nuovi acquirenti. Al tavolo di confronto hanno partecipato governo azienda, sindacati e regione Campania. Il ministro pentastellato ha messo le mani avanti, sottolineando come sin “dal primo giorno abbiamo detto che siamo disposti a fare qualsiasi cosa perché Whirlpool continui a produrre lavatrici a Napoli”. Inoltre il politico grillino fa sapere di avere un asso nella manica. Secondo i ben informati il ministero di Via Veneto con Invitalia sta lavorando ad un “piano B”. I buoni propositi del governo giallo-fucsia, però, non hanno convinto i sindacati.

La rabbia e la disillusione dei lavoratori

Durissima, infatti, è stata la presa di posizione dei sindacati. Rosario Rappa, segretario generale della Fiom Napoli, presente al tavolo del confronto ha sottolineato che i lavoratori “non sono disponibili a processi di reindustrializzazione che sono truffe legalizzate. Whirlpool e il Governo devono sapere che se non ci daranno una soluzione vera di reindustrializzazione del sito di Napoli, le lavoratrici e i lavoratori non gli daranno pace”.

Interessante anche l’intervento del segretario nazionale Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera: “Visto che dalle ricerche di Invitalia per il sito Whirlpool di Napoli non è emersa ancora una proposta vincolante, chiediamo di prorogare le attività produttive alla data ultima stabilita dall’azienda del 31 ottobre con l’obiettivo di individuare misure utili alla continuità della produzione delle lavatrici, approfittando del fatto che il mercato ora è in leggera ripresa nel settore degli elettrodomestici”. Inoltre il dirigente sindacale precisa che “alla luce del supporto garantito dal Governo e dalla Regione Campania per la reindustrializzazione e con l’obiettivo di sostenere investimenti industriali alla ricerca e sviluppo, crediamo sia utile allungare l’attività produttiva perché, sebbene alcune ipotesi siano in linea con il nostro sistema industriale, nessuna delle proposte ricevute riesce da sola a garantire tutti i lavoratori ma esistono ancora delle opportunità che si possono affiancare a quelle presentate per garantire tutti i posti di lavoro”. L’obiettivo come sottolinea lo stesso Spera è che Napoli possa “continuare a produrre quale unico polo produttivo di elettrodomestici Whirlpool del Sud Italia”.

Non si tratta di assistenzialismo. Gli operai dello stabilimento di via Argine si sono distinti per la loro professionalità e per l’abnegazione al lavoro. Morale della favola: non serve a nulla regalare i soldi pubblici a chi investe al Sud se poi le istituzioni non riescono a “mettere in riga” i beneficiari di tali investimenti.

Salvatore Recupero

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