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Gaza, 9 apr – La situazione a Gaza è incandescente. E non per via degli pneumatici ammassati e pronti a prendere fuoco per offuscare la vista ai soldati israeliani, che secondo qualcuno rappresentano un’emergenza ambientale. No, la situazione a Gaza si fa ogni giorno più esplosiva per via dello squilibrio di forze in campo.
Che ci sia un uso spropositato della forza da parte di Israele è un dubbio avanzato anche dall’Unione Europea, la quale afferma che “devono inoltre essere chiariti i rapporti delle Forze di Difesa israeliane sul lancio di pietre e bombe incendiarie contro le loro posizioni e sui tentativi di attraversare la recinzione in Israele” e invita entrambi alla “massima moderazione” per evitare “ulteriori escalation e perdite di vite umane”.
Perchè a morire a Gaza sono i civili. Come il giornalista Yasser Murtaja, morto lo scorso sotto il fuoco dei militari israeliani in seguito alle violenze di venerdì. Aveva 30 anni e stava documentando gli scontri con indosso un giubbotto con la scritta “press”. La sua unica arma era una macchina fotografica, che immortalava per l’agenzia Ain Media basata a Gaza quanto stava accadendo. Un tiratore scelto lo ha colpito all’addome e Yasser Murtaja è morto il giorno seguente in ospedale.  Subito è diventato un eroe, i suoi funerali sono stati partecipatissimi, tra i presenti anche Ismail Haniyeh, leader di Hamas.
Il ministero dell’Informazione palestinese ha condannato l’accaduto ed ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di “implementare la sua Risoluzione 2222 sulla protezione dei giornalisti”. L’esercito israeliano ha negato di aver sparato addosso ai civili e ai giornalisti e ha fatto sapere di aver avviato un’indagine interna.
Ma gli Stati Uniti hanno bloccato, per la seconda volta, una dichiarazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu a sostegno del diritto dei palestinesi a “manifestare pacificamente” e della richiesta del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres di “una inchiesta indipendente” sui fatti di Gaza.
Yasser Murtaja era un videoreporter molto conosciuto nella Striscia di Gaza. Di sé diceva di avere il grande sogno di volare, cosa che lui non aveva mai potuto fare. Per questo filmava spesso dall’alto, con un drone. Sulla sua pagina facebook si presentava così: “Mi chiamo Yaser Murtaja, ho 30 anni, vivo a Gaza, e non ho mai viaggiato”. Nella sua breve vita, infatti, non aveva mai potuto viaggiare, intrappolato nella Striscia assediata. Non ha lasciato la Striscia nemmeno da morto. Il suo corpo è stato sepolto a Gaza dopo aver attraversato le strade di Gaza City avvolto nella bandiera palestinese e nel giubbotto con la scritta “press” che aveva indosso quando gli hanno sparato.
Anna Pedri

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