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Siria: puntuale come un orologio torna la bufala delle "armi chimiche"

by Mattia Pase
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Damasco, 9 apr – Il Primato Nazionale ne aveva già parlato alcune settimane fa, all’inizio dell’offensiva governativa nel Ghouta Orientale. Testualmente: C’è da prepararsi a leggere le solite notizie su centinaia di ospedali rasi al suolo, e probabilmente verrà tirata fuori la carta delle fantomatiche armi chimiche, per convincere l’Occidente a intervenire. Detto, fatto.
L’aspetto più curioso, per non dire surreale o addirittura comico, dei presunti attacchi chimici operati dall’esercito siriano, è che avrebbero luogo sempre, immancabilmente, quando non servono.
Aprile 2017, Khan Shykoun. Dopo un violentissimo attacco dei ribelli, l’esercito di Damasco riesce a rintuzzare gli assalti e a recuperare le posizioni perdute. Dopodichè, praticamente a battaglia finita, chiede all’aviazione un bombardamento con gas nervino. Ma non vengono bombardate le prime linee ribelli, magari per sfondare il fronte e lanciare un’offensiva verso Idlib, centro nevralgico delle forse di opposizione (che nella fattispecie erano quelli di Tahrir Al Sham, ovvero Jabhat Al Nusra, ovvero la filiale siriana di quei galantuomini di Al Qaeda). No, viene bombardata una cittadina distante decine di chilometri dal fronte, e non vengono prese di mira possibile colonne di rinforzo destinate a combattere contro i soldati governativi. Secondo buona parte dei media occidentali, Assad, nel momento migliore dopo anni, avrebbe deciso di mettere a rischio la riconquista del Paese gasando donne e bambini. Dopotutto, quello del dittatore pazzo e cattivissimo è un cliché che spesso ha funzionato, a livello di opinione pubblica.
Aprile 2018, Douma, Ghouta Orientale. Proprio nei giorni in cui la resistenza dei miliziani di Jaysh Al Islam (Esercito dell’Islam), formazione salafita che si oppone ad Assad, inizia a cedere, e vengono intavolate trattative per la loro evacuazione verso Jarabulus (località del nord, sotto sostanziale controllo turco), e la cessione di Douma, ultima roccaforte ribelle alle porte di Damasco, al legittimo governo siriano, improvvisamente verrebbe lanciato dai governativi un attacco con armi chimiche, che potrebbe costare al Governo la messa in sicurezza dell’area ad est della Capitale. Da quest’area, quelli di Jaysh Al Islam hanno più volte bombardato i quartieri lealisti, uccidendo donne e bambini. A un passo dalla vittoria, Assad, nuovamente pazzo e cattivissimo, avrebbe dunque deciso di sferrare un attacco chimico per il solo gusto di accoppare una quarantina di persone. Fra l’altro, a causa della densità abitativa della zona, i morti dell’offensiva governativa si possono stimare fra i mille e i duemila, per cui queste quaranta vittime dell’ipotetico attacco chimico sarebbero meno di quelle causate da un normale bombardamento aereo.
Le testate occidentali si scatenano, e il presidente Trump si lancia in nuove invettive – su Twitter, naturalmente – minacciando il governo siriano di pesanti ritorsioni.
Peccato che nessuno consideri due aspetti. Il primo, è che la fonte è sempre e solo l’opposizione stessa. Non perchè i giornalisti occidentali in quel momento fossero distratti, ma perchè i giornalisti occidentali non possono mettere piede nei territori controllati dai ribelli, a meno che non nutrano un sovrano disprezzo per la loro stessa esistenza.
Il secondo è che due anni fa la stessa organizzazione di Jaysh Al Islam ha ammesso di aver usato armi chimiche contro i curdi, nella provincia di Aleppo, dando la colpa all’iniziativa di un comandante locale. Per inciso, l’episodio viene citato da Voice Of America, servizio ufficiale radiotelevisivo del Governo Federale degli Stati Uniti, non dai fiancheggiatori di Assad. Il che significa che erano – e presumibilmente sono ancora – in possesso di armi chimiche, cosa che rende loro facilissimo mettere in piedi una simile messinscena.
Ma anche volendo ignorare questi “dettagli”, perchè nessun giornalista si è chiesto come mai il Governo non ha mai usato queste micidiali armi chimiche in battaglie dal cui esito dipendeva la sua sopravvivenza (a Palmira e a Deir Ezzor, per citarne due a caso), ma lo avrebbe fatto solo contro i civili al termine di battaglie già vinte, quando gli unici che avevano qualcosa da guadagnare da un ipotetico attacco con simili armi erano proprio i disperati ribelli?
Mattia Pase

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1 commento

rino 9 Aprile 2018 - 11:46

Patetici…

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