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Pechino, 8 set – Martedì scorso si è concluso a Pechino il settimo Forum sulla cooperazione Cina-Africa. Al cospetto del padrone di casa Xi Jinping c’erano oltre cinquanta capi di stato africani che incasseranno un cospicuo bottino: sessanta miliardi di dollari. Nei prossimi tre anni, infatti, arriveranno nel continente nero venti miliardi di dollari in linee di credito, più altri dieci miliardi riservati a un fondo speciale per lo sviluppo, cinque miliardi per sostenere le importazioni cinesi dal continente nero ed infine dieci miliardi per progetti privati delle imprese cinesi.
La vera sorpresa del summit, però, sono i quindici miliardi di aiuti e prestiti a interessi zero. A quanto pare il buon Samaritano parla mandarino. La mossa di Xi non è casuale. Il Presidente della Repubblica popolare vuole zittire quei commentatori che lo accusavano di attirare i partner nella “trappola del debito” rendendoli così dipendenti e ricattabili. Così da questo Forum viene fuori un nuovo modello di cooperazione che rischia di mettere in crisi il ruolo politico degli altri player internazionali.
Precisiamo subito che Pechino certamente non smetterà di tutelare i propri interessi dando lavoro alle sue imprese (a cui sono affidati gran parte delle opere) e assicurandosi un accesso privilegiato alle materie prime. Questo però rappresenta solo un tassello di un puzzle più grande. Pensiamo per esempio alla One Belt One Road (la nuova Via della Seta), che partendo dallo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e logistica, mira a promuovere il ruolo della Cina nelle relazioni globali. Anche in Africa stanno venendo fuori i primi hub di questa grande rete. La recente inaugurazione del servizio merci e passeggeri della nuova linea ferroviaria Gibuti-Addis Abeba, la più lunga tratta elettrificata in Africa, costruita e finanziata dalla Cina, è solo l’ultimo di una lunga serie di progetti che Pechino ha realizzato nel continente.
Nell’Africa orientale le infrastrutture cinesi già esistenti possono essere considerate parte di una rete più ampia che si ramifica nell’entroterra a partire dal porto di Mombasa in Kenya. Ne è esempio la costruzione, in collaborazione con investitori e appaltatori cinesi, della ferrovia ad alta velocità Mombasa-Nairobi, primo passo verso un corridoio commerciale e di trasporto più efficiente. Lo sviluppo di questa ferrovia è anche la premessa verso il collegamento di paesi privi di sbocco sul mare, come Uganda o Rwanda, ai porti sulla costa dell’Africa orientale.
Tuttavia, l’obiettivo finale della Repubblica Popolare Cinese, non è solo quello di inserire l’Africa nelle rotte commerciali che collegano il Celeste Impero all’occidente ma di controllarne i principali snodi. Oggi la cooperazione internazionale si rivela l’arma più potente. E la Cina, al contrario dell’Europa, lo ha compreso bene.
Salvatore Recupero

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