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Roma, 19 feb – Bill Gates non ama Donald Trump. Non lo ha mai amato, riservandogli frecciate e attacchi di ogni genere. Viceversa, soprattutto nell’anno del Covid, il fondatore di Microsoft è stato al centro delle più fantasiose teorie complottiste. E al contempo di chi passa il tempo a sbeffeggiarle, le più fantasiose teorie complottiste. Certo, nel fomentare certi strali a volte lo stesso Gates ci ha messo del suo, tirando fuori previsioni sul nuovo mondo che a suo avviso inevitabilmente sta prendendo forma. Sguardo eccessivamente visionario o soltanto da attento osservatore seduto su postazione privilegiata? Ai posteri l’ardua sentenza.



Bill Gates vuole Trump sui principali social

Adesso però, a sorpresa, Gates apre a un ritorno del “nemico” Trump sui social media. “Penso che a un certo punto probabilmente gli sarà consentito di tornare”, dice il fondatore di Microsoft alla Cnbc. Una risposta data a domanda specifica, ovvero quando gli viene chiesto cosa farebbe se fosse un funzionario di Facebook. Ecco, Gates in tal caso permetterebbe all’ex presidente degli Stati Uniti di tornare sulle principali piattaforme social. E’ dunque un Gates sulla carta del tutto libertario, contro la censura dei pretoriani del monopensiero dominante. Così almeno appare, perché di fondo non sta a lui decidere direttamente sulla questione. Le sue parole sono però significative, perché rivelano la consapevolezza di chi conosce bene la “rete”.

Un’apertura volpina

Gates sa che il bavaglio alla lunga non paga e rischia semmai di innescare una miccia detonante ingestibile per i controllori. Non a caso, proseguendo il suo ragionamento, fa notare che i colossi dei social “troveranno un modo per lasciarlo tornare indietro”, nonostante il contenuto dei post di Trump “possa essere etichettato come falso in molti casi”. E’ un’interpretazione diversa da quelle maggiormente in voga in certi ambienti. Perché parte dal presupposto che a prescindere dai contenuti degli scritti si debba garantire una sostanziale libertà sui social, almeno ai personaggi più in vista.

Sempre in riferimento a Trump, secondo il magnate “la gente ha interesse a sapere cosa dice” anche se questa curiosità “potrebbe diminuire un po’ nei prossimi anni”. Il messaggio è chiaro. Secondo Gates se l’ex presidente Usa dovesse essere tagliato fuori per sempre dai principali social, come annunciato ad esempio da Twitter, il rischio è che prendano campo altre piattaforme non controllabili dagli attuali monopolisti del web. Meglio dunque lasciar sfogare Trump, magari limitandosi a estemporanee censure taglia e cuci.

Eugenio Palazzini

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