Roma, 6 giu – Questa sera si deciderà del futuro di Boris Johnson. Il primo ministro britannico se la dovrà vedere con il voto di sfiducia a Westminster dei propri parlamentari. Oggetto del contendere e punto di partenza è lo scandalo partygate che sta mettendo a dura prova l’immagine di Johnson.

Il voto di sfiducia

La conferma è arrivata stamattina, con Graham Brady, presidente della “1922” Committee, che ha fatto sapere che le lettere di sfiducia hanno raggiunto la soglia di 54, ovvero quel 15% dei deputati necessario per arrivare al voto di sfiducia. Un voto di sfiducia interno ai tories e che formalmente riguarda la leadership di Johnson nel Partito Conservatore, ma che implicitamente andrà a toccare la tenuta del governo.

Il voto si terrà questa sera, all’incirca tra le 19 e le 21 italiane. I risultati dovrebbero essere disponibili subito dopo. Brady non ha reso pubblico il numero esatto di lettere di sfiducia pervenute, cosa che rendo più difficile prevedere l’entità della fronda interna e di conseguenza l’esito del voto.

Cosa rischia Johnson

Per superare indenne il voto di sfiducia Johnson deve ottenere l’appoggio di almeno la metà dei sui parlamentari, in altre parole 180 voti favorevoli su 360. Nonostante le incertezza del caso, secondo la maggior parte dei commentatori Johnson dovrebbe riuscire a aggiudicarsi la vittoria della votazione. In questo caso sarebbe al riparo da ulteriori voti di sfiducia per un anno, godendo del cosiddetto “periodo di grazia”. Se, invece, Johnson dovesse venire sfiduciato dal voto di stasera, rimarrebbe ad interim fino all’elezione del nuovo leader conservatore e nuovo primo ministro britannico, processo che in genere avviene nel giro di qualche mese.

Tuttavia molto si gioca anche sui numeri del voto. Un margine troppo ristretto potrebbe non mettere Johnson al riparo da nuovi problemi. Per ricordare un esempio recente, Theresa May aveva vinto il voto di sfiducia con una scarto di 83 voti, ma solamente qualche mese dopo fu costretta alle dimissioni, motivo per cui le succedette proprio Johnson. Ma al netto delle speculazioni, ad avvantaggiare la posizione di Johnson è l’assenza di personaggi di rilievo che possano ambire a prendere il suo posto.

La lettera di Johnson ai deputati

In una lettera ai parlamentari conservatori, Johnson ha ricordato i successi del suo governo, dalla gestione della crisi pandemica ed economica al ruolo svolto nella guerra in Ucraina, fino alle nuove leggi sull’immigrazione, in particolar modo la partnership con il Ruanda per il trasferimento degli immigrati irregolari. Ha definito il voto di stasera: «L’opportunità di chiudere questa storia e settimane di speculazioni dei media, in modo da finalmente andare avanti nel bene del Paese, con alla guida un partito unito».

Michele Iozzino

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