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Londra, 17 gen – Il premier britannico Theresa May resta in sella, ora dovrà trovare un nuovo piano d’azione per la Brexit. Ma il tempo stringe.

Come avevamo previsto, il governo conservatore ha superato indenne la mozione di sfiducia presentata dal leader laburista Jeremy Corbyn. La May si salva con 325 voti a favore e 306 contrari.

Ora la leader dei Tory ha soltanto tre giorni di lavori parlamentari per tornare davanti alla Camera dei Comuni con un nuovo piano di azione per traghettare il Regno Unito fuori dall’Ue.

A tal proposito, la premier incontrerà a breve l’opposizione per trovare “una soluzione negoziabile“. May tornerà alla camera bassa del Parlamento il prossimo lunedì.

Questa Camera – ha detto ieri la premier – ha ancora la fiducia del popolo britannico“. “Sono pronta a lavorare con ogni membro di questa Camera per arrivare alla Brexit”, ha aggiunto la May. “Continueremo a lavorare per realizzare il risultato espresso nel referendum” del 2016 “e lasciare l’Unione Europea“.
Il primo ministro punta su “una serie di meeting tra governo e parlamentari” e ha iniziato gli incontri con le varie forze politiche.

“E’ il momento di unirsi e realizzare quanto deciso nel referendum” sulla Brexit, ha poi ribadito la premier in un messaggio al Paese. “L’obiettivo è ora di trovare un modo per avanzare sulla Brexit. Ritengo sia mio dovere realizzare il desiderio degli elettori e lasciare l’Ue”, ha detto May affacciandosi dalla porta del numero 10 di Downing Street.

E’ arrivato il momento di mettere da parte gli interessi personali, ho appena avuto incontri con i leader dei nazionalisti scozzesi e del Plaid Cymru gallese. Sono delusa che Corbyn si sia tirato indietro ma la nostra porta rimane aperta”.

Obiettivo della May non solo rispettare la volontà popolare, ma scongiurare il rischio di una Brexit no deal, senza accordo con la Ue.

“Prima che possano esserci discussioni positive sulla via da seguire, il governo deve rimuovere chiaramente la prospettiva di una catastrofe: l’uscita senza un accordo. Invito il primo ministro a tenerne conto fin da ora“, ha detto dal canto suo il leader del Labour Corbyn. “Ieri notte (martedì, ndr) la Camera ha respinto l’accordo del governo e lo ha fatto in maniera molto forte”, ha detto Corbyn, “ora deve essere evitato il no deal“.

Dal canto suo, Bruxelles ha più volte ribadito in questi giorni che non ci sono margini di trattativa sull’accordo raggiunto con la May. A meno che non si prenda tempo rispetto alla scadenza, fissata per il 29 marzo a mezzanotte, data in cui il Regno Unito uscirà dall’Ue.

Il quotidiano britannico The Times riporta infatti che l’Ue sta valutando l’ipotesi di rinviare la Brexit fino al 2020. A maggior ragione dopo che Germania e Francia hanno espresso la loro disponibilità a estendere i negoziati sul “divorzio” vista la situazione politica interna del Regno Unito.

Secondo il Times, diplomatici e funzionari stanno preparando un’estensione più lunga del previsto dell’iter di uscita dall’Ue stabilito dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona, attivato per la Brexit.

La May intanto deve tentare di superare lo scoglio del cosidetto backstop, l’unione doganale tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. Fronde interne ai Tory e al Democratic Unionist Party (il partito di destra nordirlandese che sostiene il governo conservatore) non hanno mai digerito la soluzione concordata dalla premier con Bruxelles, ossia l’accordo per garantire che non venga eretto un confine fisico nell’unica frontiera di terra tra Regno Unito e Ue.

Sì, perché, con la Brexit, Irlanda e Irlanda del Nord si troverebbero soggette a regole doganali diverse: la prima nel mercato unico europeo, la seconda nello spazio autonomo a cui aspira il Regno Unito.

Adolfo Spezzaferro

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