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Rio de Janeiro, 5 ott – Stava cercando di fuggire in Bolivia: lo hanno preso. Cesare Battisti è stato arrestato, quasi per caso, nel corso di un controllo da parte della polizia stradale federale a Corumbà, al confine tra Brasile e Bolivia. L’ex terrorista dei Pac (Proletari armati per il comunismo) è accusato di trasporto illegale di una ingente somma di denaro, pare 5 mila dollari e 2 mila euro che sono il doppio di quanto il Brasile permetta di portare con sé all’estero senza autocertificazione.

Secondo i legali di Battisti, però, “non ci sono le motivazioni per la prigione” e hanno presentato ricorso. Nel 2015, quando l’ex terrorista venne arrestato perché un giudice federale disse che era “uno straniero senza documenti in Brasile, condannato in patria per un crimine” e che “non ha il diritto di rimanere qui e di ottenere un permesso di residenza”, il ricorso degli avvocati portò a una sua scarcerazione quasi immediata. Oggi sembra che le cose stiano un po’ diversamente.

Nei giorni scorsi il governo italiano aveva chiesto al presidente brasiliano Michel Temer di consegnare Battisti all’Italia, revocando così lo status di rifugiato che gli era stato concesso dall’ex presidente Lula nel 2010 nell’ultimo giorno della sua presidenza. Battisti in Italia deve scontare l’ergastolo per 4 omicidi commessi in Italia durante gli anni di piombo, e Brasilia sembra aver assunto un atteggiamento collaborativo. Segno che in Brasile i tempi e il clima sono cambiati rispetto all’epoca di Lula e Dilma Roussef, che nei confronti di Battisti hanno sempre avuto un atteggiamento più che conciliante negando entrambi l’estradizione. Il quotidiano O Globo riferisce che la richiesta italiana sia stata accolta positivamente sia dal ministro della giustizia verde-oro sia dal suo collega degli Esteri.

Tra le persone ammazzate negli anni di piombo c’era il gioielliere Pierluigi Torregiani, ucciso nel corso di una rapina organizzata da Battisti. Il figlio di Pierluigi, Alberto, che in quella rapina fu colpito alla colonna vertebrale e da allora è costretto in sedia a rotelle, ha commentato così l’arresto: “Stavolta spero davvero che lo rimandino in Italia, altrimenti prima o poi dovrò andare di persona in Brasile a riprenderlo io…”. Nel frattempo, però, aggiunge: “Non stappo alcuna bottiglia, prima voglio vederlo in Italia, poi non so cosa farò”.

Anna Pedri 

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3 Commenti

  1. …ma si, in Italia…Cosi il PD e i ”centri sociali” lo scarcerano il giorno dopo e gli trovano un bel posto alla camera o al senato..

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