Erevan, 18 mag – Il Movimento di Resistenza armeno ha dato il via ieri a diverse manifestazioni pacifiche nella capitale. Le proteste a Erevan proseguono ormai da settimane con accampamenti e barricate in strada. Ad oggi sono centinaia i manifestanti arrestati dal governo del contestato primo ministro Nikol Pashinyan, reo di cercare un accordo di pace con i governanti del detestato Azerbaigian, sul controllo del Nagorno Karabakh, regione dell’Armenia all’interno del territorio azero. Già dalla fine della guerra dei quaranta giorni in Artsakh, nell’autunno 2020, il primo ministro Pashinyan si dimostrò succube delle politiche di Mosca che, una volta imposta la tregua tra i due paesi contendenti, costrinse l’Armenia a dure concessioni territoriali che di fatto hanno permesso il controllo del Nagorno Karabakh unicamente a Russia e Azerbaigian.

Armenia, le proteste contro il primo ministro “traditore”

Il vicepresidente dell’Assemblea nazionale Ishkhan Saghatelyan ha affermato due giorni fa che le strade sarebbero state bloccate e il traffico nella capitale sarebbe stato paralizzato. I lavoratori del settore pubblico sarebbero stati esortati a informare i datori di lavoro che non sarebbero andati a lavorare e, lo stesso, è stato fatto per studenti e insegnanti che non avrebbero partecipato alle lezioni e si sarebbero uniti alla lotta dell’opposizione. “Si formula la richiesta pubblica per il licenziamento di Nikol Pashinyan, questo è già un fatto ovvio. Attraverso queste azioni dovremmo fissare quotidianamente questa richiesta pubblica, per dimostrare che non ha più il potere nel Paese, il potere nel d’ora in poi appartiene al popolo. Dobbiamo rimuovere rapidamente questo governo del male, che da tempo non è riuscito a servire gli interessi dell’Armenia, dell’Artsakh e del nostro popolo in generale”, ha affermato Saghatelyan.

Per chiedere le dimissioni del primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, in varie parti di Erevan i manifestanti hanno bloccato le strade e la polizia ha un bel da fare per ripristinare la circolazione. Tra i manifestanti fermati nel corso delle manifestazioni c’è anche Levon Kocharyan, il figlio del vice-presidente dell’Armenia Robert Kocharyan. Sempre nella giornata di ieri, i parenti dei militari deceduti in questi ultimi due anni di tensione tra Armenia e Azerbaigian, hanno bloccato la strada adiacente la Corte d’Appello, reggendo in mano le foto dei soldati caduti. Dato anche il clima che si sta surriscaldando nella capitale e la particolare assenza del Pubblico Ministero, non si è svolta alla Corte d’Appello la sessione sulla denuncia dei parenti dei militari caduti che chiedevano di avviare un procedimento penale contro Nikol Pashinyan.

Andrea Bonazza

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