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14 luglio parata Hollande

Parigi, 14 lug – Oggi, 14 luglio, François Hollande ha sfilato per l’ultima volta da presidente nella festa nazionale di Francia. Ma la ricorrenza della presa della Bastiglia ha una portata simbolica che oltrepassa i confini della Francia, dato che la Rivoluzione francese ha segnato di fatto l’atto di nascita ideologico della modernità. Non parleremo, qui, del dibattito storiografico su quell’evento storico. È più interessante, forse, fare il punto su cosa ne sia stato dei valori che la Rivoluzione scrisse sulle sue insegne. Insomma, 227 anni dopo, che fine hanno fatto la liberté, l’égalité e la fraternité?

Per quanto riguarda la libertà – ma, del resto, il ragionamento vale anche per gli altri due concetti – tutto sta ad intendersi su cosa vogliamo dire con questa parola. Certo, abbiamo i nostri “diritti”, per carità. Ma va notato come da un po’ di tempo la nostra società avverta l’esigenza di norme più stringenti sulla libertà d’espressione e di opinione. Che si tratti di punire il “razzismo”, il “negazionismo” o l’“omofobia”, tutti sembrano concordi che la libertà di cui godiamo vada ristretta. Ma, in senso ancor più profondo, se dovessimo catturare l’essenza dell’epoca in un motto dovremmo scrivere: “Non c’è scelta”. Che, a ben vedere, è proprio l’opposto della libertà. Che non ci sia scelta lo dicono gli economisti, gli immigrazionisti, i fan delle adozioni gay, insomma, chiunque cavalchi una qualche politica sula cresta dell’onda. Sempre più voci restringono la libertà storica dell’uomo, la sua capacità di determinarsi, di scegliere cosa vuole essere e cosa no, per affidare il nostro destino a qualche anonimo “spirito del tempo”. Bel modo di essere liberi.

Siamo allora “uguali”? Di sicuro siamo omologati. Se il senso era quello di creare un’umanità costruita in serie, di abbattere le differenze tra i popoli e le culture, di sradicare il pensiero critico, allora l’eguaglianza ha proprio avuto successo. In compenso aumentano le differenze sociali, le sperequazioni più inique e alla scritta nei tribunali sul fatto che la giustizia sarebbe “uguale per tutti” la gente ormai sorride apertamente con sarcasmo.

Quanto alla fraternità, abbiamo trovato il modo migliore per ucciderla: estenderla artificiosamente a tutta l’umanità. Ma se tutti sono fratelli, allora nessuno è fratello. Può esserci fraternità se c’è una differenza tra chi è legato in unione fraterna e chi no, così come c’è amore finché esiste una divisione fra coloro che amiamo e coloro che non amiamo. Sradicata violentemente, come fosse un peccato contro il tempo, la fraternità all’interno della nazione, si è voluto immaginare un mondo in cui i buoni sentimenti fossero spalmati su tutti gli individui, indifferentemente. Ma questo è impossibile e irrealizzabile, con il risultato che nessuna società parla tanto d’amore e nessuna società è, alla prova dei fatti, tanto cinica e nichilista come la nostra. Insomma, non siamo più fratelli, non siamo liberi e non siamo neanche tanto uguali. A conti fatti, è stata davvero una bella fregatura.

Adriano Scianca

 

4 Commenti

  1. La libertà è solo interiore e consiste nel coraggio di fare ciò che non ci conviene. Comunque grande Scianca, lei è un faro per noi poveri fascisti perduti.

  2. Consiglio la lettura de “Il racconto dell’Anticristo” di Vladimir Sergeevič Solov’ëv.
    Si ritrovano tutti i temi e le considerazioni di questo articolo.