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Roma, 20 mag – E’ definitivo. L’ospedale di Reims ha avviato la procedura per fermare le cure a Vincent Lambert, il ragazzo tetraplegico che da dieci anni si trova in stato vegetativo cronico dopo un incidente stradale subito nel 2008, che gli ha provocato danni cerebrali “irreversibili”. Lambert è diventato il simbolo del controverso dibattito sull’eutanasia in Francia. I media francesi hanno riferito che la delibera è stata presa nonostante la ferma opposizione dei genitori, ferventi cattolici: “Lo stanno uccidendo senza averci detto nulla, sono dei mostri”, ha affermato la madre di Vincent. Di diverso avviso sono invece la moglie, il nipote e i sei fratelli dell’uomo, oggi 42enne. L’ospedale ha interrotto ogni forma di alimentazione e idratazione al 42enne, che è quindi condannato a morire di fame e di sete nei prossimi giorni.  



Gli avvocati dei genitori hanno annunciato altri tre ricorsi per tentare di fermare l’interruzione dei trattamenti ed hanno avanzato anche una richiesta di provvedimenti disciplinari nei confronti del dottor Sanchez, il capo dell’unità per pazienti cerebrolesi dell’ospedale di Reims, che ha deciso di staccare la spina all’uomo. Ieri un corteo di circa 200 persone si è radunato davanti all’ospedale dove è ricoverato Lambert, chiedendo che resti in vita.  In questo video Vincent Lambert dimostra di non voler morire e piange quando i genitori gli comunicano che i medici hanno manifestato l’intenzione di staccare l’alimentazione. La madre cerca di consolarlo.

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Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. Che si sia a favore o contro l’eutanasia, è rivoltante vedere strumentalizzare le vicende di questi sventurati, sia che si tratti di persone desiderose di interrompere il proprio percorso terreno, sia che si tratti di persone costrette a farlo.

    Dall’una e dall’altra parte ho una sola parola per chi “sbatte in prima pagina” queste vicende, con il chiaro scopo di manipolare l’uditorio: sciacalli. Imparino il rispetto, ché il loro atteggiamento mercifica le persone tanto quanto quello di coloro che accusano.

    A scanso d’equivoci, ripeto: il discorso vale tanto per chi sostiene l’eutanasia, quanto per chi la avversa.

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