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Sangue di Enea Ritter

AGGIORNAMENTO, ore 17.40: I killer che stanno terrorizzando la Francia sarebbero morti. Secondo le frammentarie informazioni che giungono da Parigi, sia i fratelli Kouachi, sia Amedy Coulibaly sarebbero stati uccisi dalle forze speciali transalpine. Due blitz praticamente contemporanei a Dammartin – nella tipografia dove si erano asserragliati i due fratelli assalitori di Charlie Hebdo con almeno un ostaggio – e nel negozio kosher di Parigi dove si erano rinchiusi due terroristi (forse della stessa cellula jihadista) con cinquer ostaggi. In tutti e due i blitz sarebbero stati liberati gli ostaggi.

AGGIORNAMENTO, ore 17.16: Siamo ai minuti decisivi. L’assalto della polizia a Dammartin-en-Goele, dove sarebbero rifugiati i due fratelli colpevoli di aver assaltato la sede di Charlie Hebdo, è partito. Si vedono fumo, raffiche ed esplosioni. Durante una conversazione telefonica, i due assalitori di Charlie Hebdo hanno detto di voler “morire da martiri”. L’assalto della polizia alla tipografia avviene mentre a Parigi un terrorista collegato ai due, insieme alla compagna, tiene in ostaggio cinque persone e ha minacciato di ucciderli se fosse partita l’azione contro i Kouachi.

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AGGIORNAMENTO, ore 16.15: Entra in azione anche il Mossad nella Parigi sconvolta dal terrorismo. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha dato ordine al ministero degli esteri e al Mossad di dare al governo francese ”ogni assistenza necessaria per combattere l’ondata di terrorismo a Parigi”. Intanto si tiene il fiato sospeso per la sorte dei cinque ostaggi catturati dal 32enne Amedy Coulibaly – lo stesso che ieri mattina ha ucciso una poliziotta – davanti al negozio kosher alla Porte de Vincennes di Parigi. Le teste di cuoio sono entrate in azione sul posto. L’uomo era stato arrestato e condannato nel 2010, per aver fatto parte di un gruppo che aveva elaborato un piano per tentare di far evadere Smait Ali Belkacem, l’autore dell’attentato del 1995 alla stazione RER di Saint-Michel a Parigi. Nella stessa inchiesta, riferiscono i media francesi, era stato interrogato anche Cherif Kouachi, uno dei due assalitori di Charlie Hebdo, che era però stato scagionato.

AGGIORNAMENTO, ore 14.00: Ancora violenza a Parigi. Nella zona vicina alla stazione della metropolitana di Porte de Vincennes un attentatore ha aperto il fuoco in un locale kosher frequentato da ebrei, barricandosi all’interno con cinque ostaggi. Sul posto stanno intervenendo le teste di cuoio.

Stando alle prime indiscrezioni l’assalitore sarebbe lo stesso che ieri, a Montrouge, ha ucciso una vigilessa. Si tratterebbe di Amedy C., che polizia e intelligenze transalpina ritengono fosse in contatto con i fratelli Kouachi.

AGGIORNAMENTO, ore 12.30: Si starebbe stringendo il cerchio attorno ai due fratelli Kouachi. La polizia, che ha a lungo brancolato nel buio, li ha finalmente individuati. Dopo la fuga tra i boschi nella notte, l’inseguimento con la polizia a bordo di un’auto rubata e una violenta sparatoria (che però non ha causato vittime, a differenza di quanto detto inzialmente), i due si sono barricati nell’agenzia Creation Tendance Decouverte, una piccola tipografia di Dammartin en Goele, in Rue Clement, a una quarantina di chilometri a nord-est di Parigi. Con loro hanno uno o due ostaggi, tra i quali una donna. I negoziatori sono arrivati sul posto e sono in corso trattative. Nella zona sono radunati teste di cuoio e forze di sicurezza e sono accorsi decine di furgoni della gendarmeria. Almeno cinque gli elicotteri che sorvolano l’area. A tutti gli abitanti della cittadina è stato ordinato di rimanere in casa, lontano dalle finestre, mentre gli alunni delle scuole sono confinati negli edifici. Il prefetto di polizia di Parigi prevede che “l’epilogo è vicino”. Anche il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve, ha confermato che è in corso l’operazione.

Parigi, 9 gen – Prima di compiere l’attentato a Charlie Hebdo scrupolosamente preparato, hanno sbagliato il numero civico e hanno dovuto chiedere dov’era il giornale. Poi, durante l’azione, hanno perso una scarpa. Infine hanno dimenticato i documenti nell’auto. Eppure questi killer fantozziani, i fratelli Cherif e Said Kouachi, presunti responsabili dell’assalto, stanno tenendo in scacco uno dei servizi di intelligence più strutturati del continente.

Di fatto i due sono ancora latitanti. Qualcuno li ha visti al mattino a nord di Parigi, in Piccardia, mentre facevano benzina diretti verso la capitale. La colossale e un po’ elefantiaca macchina poliziesca si è mossa in grande stile, rastrellando villaggi e foreste della zona, ma senza esito. Le teste di cuoio hanno controllato diverse abitazioni, ma senza trovare nessuno, tanto che hanno abbandonato nella tarda serata Longpont a mani vuote. Gli automezzi delle forze speciali hanno fatto rientro a Parigi, mentre sulla zona sono impiegati cinque elicotteri attrezzati per la rilevazione delle fonti di calore. In tutto il territorio francese in queste ore sono state mobilitate 88.000 persone fra militari e componenti delle forze dell’ordine.

I dubbi sull’operato della polizia, tuttavia, crescono. Non solo perché due ragazzi apparentemente esperti nell’uso delle armi ma anche incredibilmente goffi in tutto il resto hanno potuto compiere un attentato in pieno centro, a Parigi, e poi allontanarsi pressoché indisturbati, tenendo in scacco una nazione intera per almeno 48 ore. Ma anche per il fatto che due tizi del genere (sorvoliamo sul terzo, sul quale c’era stato addirittura uno scambio di persona) abbiano potuto arrivare a fare una strage senza essere fermati prima.

Ha scritto il giornalista Andrea Purgatori: “Tre cose, subito. Primo. L’attentato era prevedibile, Charlie Hebdo era nel mirino da tre anni. Secondo. I due jihadisti erano conosciuti, uno era stato addirittura arrestato, processato, parzialmente condonato, si sapeva che erano andati in Siria ad addestrarsi e combattere, ed erano rientrati. Terzo. Nonostante la disponibilità immediata di nome, cognome e impronte dei responsabili, l’uso della tecnologia investigativa ha miseramente fallito. Decine di migliaia di telecamere hanno bucato la fuga della Clio grigia, e persino il terzo ricercato ha messo nei guai il reparto antiterrorismo della Direction centrale du renseignement intérieur (DCRI) che lo aveva dato come soggetto pericoloso senza fissa dimora e autista del commando: non solo si è costituito spontaneamente ma sembra che al momento dell’attentato fosse a scuola, a una settantina di chilometri da Parigi”.

Domande per cui tutti quanti vogliamo una risposta.

Adriano Scianca

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