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Palermo, 13 nov – Il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, ha fatto la sua comparsa in Sicilia.Al vederlo, nonostante si sia presentato in abiti civili e senza l’ormai famosa divista militare, tutti si aspettavano che le sue intenzioni di boicottare la Conferenza di Palermo fossero sparite. Illusione.
Haftar ha infatti gelato tutti poche ore dopo essere atterrato a Palermo. L’ufficio stampa del comando dell’Esercito nazionale libico con una nota su Facebook ha fatto sapere che il Generale “non parteciperà ai lavori della Conferenza”.A convincere Haftar a volare a Palermo pare sia stato il pressing congiunto della diplomazia italiana e del presidente egiziano Al-Sisi, insieme alle pressioni di Russia e Stati Uniti. Tuttavia a nulla sono valse le pacche sulle spalle e le vigorose strette di mano che sono intercorse con il premier Giuseppe Conte. Così come potrebbe essere stato inutile, almeno da quanto sembra, il lungo colloquio avuto con il premier in serata. Dopotutto Conte ha messo le mani avantie rivolgendosi ai capi delle 36 delegazioni presenti a Palermo, ha voluto ribadire che quella che si sta tenendo in Sicilia non deve essere considerata una conferenza foriera di miracoli. 
Haftar non ha alcuna intenzione di sedersi allo stesso tavolo con il vice di Fayez al Serraj, che lui non reputa un valido interlocutore, e con gli inviati del Qatar. L’unica cosa che il leader libico farà in Italia, almeno stando alle informazioni finora diffuse, saranno gli incontri bilaterali.Nello stesso post di Facebook l’Esercito nazionale libico ha precisato: “Il maresciallo è arrivato in Italia lunedì sera per avere una serie di incontri che partiranno martedì con i capi di Stato e i leader della regione per discutere gli ultimi sviluppi regionali e globali”.
E oggi dovrebbe svolgersi un bilaterale con Conte, il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi, e il premier russo Dmitri Medvedev. All’incontro parteciperanno anche il ministro degli esteri francese Le Drian, il presidente del Consiglio europeo Tusk, l’inviato dell’Onu Ghassam Salamè e i leader di Tunisia e Algeria.
Anna Pedri

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