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Roma, 29 ago – Ci sono Paesi notoriamente votati al suicidio etnico-culturale che decidono di annullare la propria identità nel nome dell’accoglienza, come Svezia, Norvegia, Germania, per citare gli esempi più desolanti; e all’estremo opposto c’è la Cina, che con il fair play e l’attenzione ai diritti umani che la contraddistinguono, ha scelto di preservare le proprie radici e il proprio credo religioso tradizionale in un modo che definire “radicale” è poco.
Secondo stime citate dall’ONU sarebbero infatti circa un milione i musulmani tenuti prigionieri nei campi di prigionia cinesi. Alcuni ex-detenuti – molti dei quali appartenenti all’etnia prevalentemente musulmana degli Uiguri – hanno dichiarato ai giornalisti di essere stati sottoposti a un “inumano processo di indottrinamento durato mesi”: i prigionieri sarebbero stati obbligati a rinnegare la fede islamica, a criticare il loro stesso Credo e intonare ogni giorno, per ore, canzoni di propaganda filocomunista. Alcune fonti riportano che i detenuti sarebbero stati costretti a cibarsi di alimenti haram come maiale e alcol, pena la somministrazione di torture.
Il governo di Pechino, a dire il vero, cerca di proporre alla popolazione una diversa narrativa della situazione: benché le autorità si riferiscano spesso a questi campi come a “scuole di rieducazione”, sono anche soliti compararle a degli ospedali o cliniche psichiatriche. In un estratto di una registrazione ufficiale del Partito Comunista Cinese, riportata da Radio Free Asia, si enuncia che “chi è stato selezionato per la rieducazione è stato infettato dal virus di una malattia ideologica. Queste persone sono state contagiate dall’estremismo religioso e da violente ideologie terroriste, e per questo motivo devono ricevere cure adeguate presso i nostri ospedali. L’estremismo religioso è una medicina velenosa, che confonde le menti delle persone. Se non sradichiamo l’estremismo dalle fondamenta, gli attentati terroristici aumenteranno e si diffonderanno ovunque come un cancro incurabile”
La Cina ha vissuto per molto tempo sotto la minaccia della creazione di uno stato autonomo degli uiguri nella regione dello Xingjian, chiamata da questi ultimi Turkestan dell’Est. Nel 2009 sanguinosi scontri etnici hanno portato alla morte di centinaia di persone, e negli anni più recenti alcuni uiguri hanno causato diversi attentati. Il governo cinese ha dichiarato che per eliminare la minaccia del separatismo ed estremismo uiguro, non solo si devono neutralizzare i membri dell’etnia che mostrano segni di radicalizzazione, ma anche una fetta consistente della popolazione.
Cristina Gauri

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