Roma, 26 nov — Mosca accusa Netflix di «fare propaganda gay» e quindi di violare la legge, in vigore in Russia dal 2013, che proibisce la diffusione della «propaganda sui rapporti sessuali non tradizionali» tra i russi di età inferiore ai 18 anni.

La Russia accusa Netflix di fare “propaganda gay”

Lo riporta AdnKronos citando una notizia apparsa sul quotidiano Vedemosti. E’ stato il commissario pubblico per la tutela delle famiglie russe, Olga Baranets, a puntare il dito contro la più famosa piattaforma di streaming per film e serie al mondo. Baranets ha sottoposto l’accusa direttamente al ministero degli Interni di Mosca, che ha preso in esame la denuncia e delibererà entro trenta giorni. Il quotidiano russo non ha però specificato quale sia la serie tv finita nel mirino del commissario per la tutela delle famiglie russe. Da quanto si apprende, si tratterebbe di una trasmissione a tema Lgbt destinata a un pubblico di età superiore ai 16 anni, quindi «non etichettata correttamente».

La legge contro i programmi devianti

La legislazione corrente permette la trasmissione o lo streaming di programmi definiti «devianti», cioè a contenuto Lgbt — fatta, ovviamente, eccezione per la pedofilia — esclusivamente a una platea di maggiorenni, a patto che tali programmi vengano etichettati chiaramente. Nel 2017 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha decretato che la legge russa contro la propaganda gay viola le regole del trattato europeo, il diritto alla libertà di espressione e discrimina gravemente la comunità Lgbt.

Nessun commento dall’azienda

Da Netflix, al momento, tutto tace: la società di Scotts Valley non ha per ora rilasciato dichiarazioni o commenti ufficiali. Secondo una fonte anonima citata dal quotidiano russo, però, da una revisione interna non sarebbe stata trovata alcuna serie con contenuti Lgbt destinata a un pubblico di over 16

Una cosa è certa, se Netflix venisse ritenuto colpevole delle accuse mosse, il «danno» economico, se di danno si può parlare, per l’azienda, sarebbe risibile: se la violazione della legge venisse accertata, la società statunitense sarebbe obbligata a pagare un’ammenda di un milione di rubli. Circa 13.400 dollari. Oppure la pena pecuniaria rischia di essere convertita in una sospensione temporanea del servizio in Russia. Circostanza, quest’ultima, che potrebbe rivelarsi ben più dannosa per il colosso dello streaming.

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Cristina Gauri

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1 commento

  1. Io ho cancellato l’abbonamento Netflix oltre un anno fa..
    era uno schifo.. propaganda gay, lgbt… spalmata ovunque anche in un film western! Ma che cazzo c’entra?
    Propaganda mondialista pro immigrazione anti uomo-bianco etero.. praticamente ovunque.. anche in un telefilm per ragazzini.
    Propaganda ultrafemminista piena di male bashing estremo.. anche in un telefilm da ridere.
    A prescindere dal fatto che ognuno vede quello che gli pare..Io se vedo un film, una serie tv.. voglio che sia concentrato “sulla trama”, “che sia credibile”. Quelli erano, a mio personale giudizio, involucri con confezioni diverse, spesso allettanti.. ma che all’interno contenevano sempre la stessa propaganda, ripetuta un miliardo di volte..
    Poi.. sono tutti uguali: il politically correct è talmente forte che a volte non si capisce neanche in che città si svolgono.. ma che gusto c’è? che noia..
    Per assurdo: guardi un film “turco” per dire.. ti piacerebbe trovare qualcosa di “caratteristico della zona”, scenari, storie, non trovare ambientazioni di luoghi scelti apposta per sembrare “neutrali” e la stessa propaganda mondialista che troveresti in un dibattito del PD.. per dire.
    No grazie.. semplicemente.. se voglio vedere un film.. voglio la trama del film libera da propaganda, soprattutto in film che non siano specificamente politici.. Se voglio vedere un film politico, lo scelgo io.. ma non mi deve essere imposto, mettendo messaggi politici in ogni dove.. è il mio parere.

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