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Roma, 10 ago – Il governo libanese del premier Hassan Diab “ha rassegnato le sue dimissioni”. Ad annunciarlo alla stampa è stato il ministro della Salute, Hamad Hasan, nel lasciare la riunione odierna dell’esecutivo. Lo stesso Hasan ha specificato ai giornalisti che “le dimissioni non sono un modo per fuggire dalle responsabilità”. Al contempo però sono tutto tranne che un fulmine a ciel sereno. Erano nell’aria da diverse giorni e nelle ultime ore la percezione che l’annuncio fosse imminente era cresciuta dopo le dimissioni del ministro dell’Informazione, Manal Abdel Samad e di quello dell’Ambiente, Demianos Qattar. Entrambe precedute da quelle del titolare delle Finanze, Ghazi Wazni e della Giustizia, Marie-Claud Najm. Un terremoto politico dopo la terribile esplosione che ha devastato la capitale Beirut lo scorso 4 agosto.

Pressioni e accuse interne

Stando a quanto riferito dall’emittente Mtv, il primo ministro Hassan Diab, parlerà alla nazione alle 19.30 ora locale (le 18.30 in Italia). Sta di fatto che questo passo era quasi scontato se consideriamo le continue pressioni, sia interne che estere, ricevute dall’esecutivo di Beirut. A tal punto che il ministro dell’Informazione, dopo essersi dimesso sabato scorso, aveva dichiarato che il governo di cui faceva parte fino a poche ore fa ”non è stato in grado di fare nulla se non nascondere la negligenza”. Aggiungendo che “la bomba atomica che ci è esplosa a causa della corruzione, della negligenza e della cospirazione deve far sì che nessuno resti seduto sulla sua poltrona”. Manel Abdel Samad aveva poi chiesto agli “amici deputati” di “dimettersi perché la loro presenza è diventata un fardello per il popolo libanese”.

Rischio caos

Viceversa il ministro dell’Interno, Mohammad Fahmi, aveva sostenuto il contrario. Ovvero che dimettersi significava “sottrarsi alle proprie responsabilità”. Perché “inizialmente, subito dopo l’esplosione, ero favorevole alle dimissioni del governo perché mi sembrava logico. Ma oggi che siamo sotto pressione dimettersi significherebbe sottrarsi alle proprie responsabilità. È vergognoso fuggire davanti alle proprie responsabilità”, aveva dichiarato Fahmi all’emittente Lbci. Mentre il presidente del Parlamento, Nabih Berri, aveva chiesto al governo guidato da Diab di restare in carica fino a giovedì. Invece i tempi sono stati anticipati e adesso il Libano, già messo a dura prova dall’esplosione al porto e dalla lunga crisi economica, rischia di finire nel caos.

Eugenio Palazzini

2 Commenti

  1. bof…
    a me sembra tanto un lavarsene le mani:
    “mi contestate?
    fate sommosse in piazza?
    volete che me ne vada?
    bene…
    accomodatevi voi,e vediamo che sapete fare”

  2. Il vero obiettivo delle oligarchie globaliste che sono dietro alle proteste è la distruzione di hezbollah, gruppo multiconfessionale che ha anche una brigata cristiana e che è presente ed influente nella politica libanese.

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