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Los Angeles, 1 set – “The historical record is unambiguous in terms of the atrocities that Christopher Columbus himself, and his men, enacted on Latino nativepeoples”. Questo il lapidario giudizio con cui il consiglio municipale di Los Angeles ha abolito il Columbus Day per sostituirlo con una giornata in ricordo dei popoli indigeni. È quasi superfluo notare come una decisione del genere non faccia altro che confermare una visione manichea della storia (di qui i ‘cattivi’, cioè Colombo e i suoi uomini, di là i ‘buoni’, cioè i popoli nativi amerindi), ridurre la storia stessa a un’aula di tribunale e rafforzare il ‘paradigma vittimario’.

Così come è doveroso ribadire che la cancellazione del Columbus Day dai festeggiamenti della città californiana dovrebbe essere assai apprezzato dai tanti destroradicali di casa nostra, da tempo immemore schierati, a quanto pare, dalla parte ‘giusta’ della storia.

Quello che però davvero colpisce della motivazione addotta, che per questo ho voluto lasciare nella versione originale, è soprattutto l’espressione iniziale. Parlare di historical record ha infatti un significato ben preciso, in quanto la parola record vuol dire l’insieme di tutta la documentazione disponibile sull’argomento in questione. Affermare inoltre che l’intera documentazione storica su Colombo sia unambiguous, ossia priva di ambiguità, senza margine d’errore, ha come unica conseguenza la trasformazione di un evento storico, in quanto tale sempre rivedibile grazie a nuove interpretazioni, in una vulgata inattaccabile, da trasmettere, senza modifiche di sorta (se non in aspetti del tutto secondari e accessori) alle generazioni future.

La storia come feticcio da adorare, insomma. Tutto questo per di più stabilito da un semplice consiglio municipale che, sostituendosi al lavoro degli storici, si ritiene evidentemente legittimato a emettere giudizi del genere senza quasi opposizione. C’è forse bisogno di aggiungere altro?

Giovanni Damiano

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3 Commenti

  1. […] Roma, 1 set – Cancellare le identità, sradicare le origini sbianchettando il passato: è questo quello che sta succedendo negli Stati Uniti d’America, dove dopo l’abbattimento – in pieno stile Talebano, o Isis che dir si voglia – delle statue dei confederati, è arrivato il turno di quelle dedicate a Cristoforo Colombo e, in ultimo, dell’abolizione in sequenza in molte città statunitensi del prossimo venutor Columbus Day. […]

  2. I “CAMPI DI LAVORO”

    Son opere mirabili quei Simulacri e le Piramidi,
    E i Templi, le Regge, il Colosseo e la Muraglia,
    Eretti col sudore, il pianto e con il sangue
    Di color che i potenti chiamavano Plebaglia

    “Han resistito al tempo, al fato e all’uragano”,
    Dice la guida che elogia l’arte del passato
    Che troneggia ancor sul colle e pur sul piano,
    Ma raramente racconta il dolore che è costato

    Ora quelle opere valgono più dell’oro
    Ma per quegli schiavi fu: “CAMPO DI LAVORO”

    Colui che solcò l’onda per esplorar il mondo
    Scoprendo nuove terre per il suo sovrano,
    Con la scusa di portar cultura e religione
    Massacrò etnie e schiavizzò l’indiano

    Ma poi s’accorse che mancavano le braccia
    Per lavorare il prospero terreno e la miniera,
    Così pensò di catturarle nel continente nero
    E il vasto mar solcato fu dalla Galea Negriera

    Quel Nuovo Mondo ora naviga nell’oro,
    Ma per l’Afro schiavizzato fu: “CAMPO DI LAVORO”

    Quando in Europa, prosperò la dittatura
    Si radicò ed emerse il culto del Teutonico
    Che considerava le altre razze spazzatura,
    E per fermarlo si arrivò al conflitto Atomico

    Costoro, per rieducar le Razze al proprio culto,
    Dicendo che il lavoro libera e ci rende uguali,
    Li concentrò in grandi Lager per organizzarli,
    Ma finirono per renderli simili agli animali.

    Molti salirono in cielo come fumo, assieme al coro
    Di grida e pianto, da quel “CAMPO DI LAVORO”.

    Ancora oggi uomini e donne sfidano la morte in mare
    Per giungere in Europa e per sfuggir a guerra e fame
    Pensando di trovare pace, giustizia o il paradiso,
    Ma spesso son preda dello sfruttatore o dell’infame

    Costrette a prostituirsi per il lusso del mafioso,
    Molte donne relegate al marciapiede ogni notte,
    a soddisfar la lussuria del “cristiano” depravato,
    E se non porta al protettor denaro, sono botte.

    Altri, per pochi spiccioli, raccolgon pomodoro,
    E pure tutto questo è chiamato: “CAMPO DI LAVORO”.

    Vitaliano Vagnini (Settembre 2017)

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