Washington, 20 dic – Gli esportatori della democrazia nel mondo hanno deciso di segnarsi i nomi di chi non la pensa come loro. Ancora una volta il motivo del contendere è Gerusalemme, e la relativa decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di riconoscere la Città Santa come capitale del solo stato di Israele.

L’Assemblea generale dell’Onu domani voterà in sessione straordinaria la risoluzione presentata dall’Egitto in Consiglio di sicurezza e bocciata a causa del veto Usa, che condanna la decisione di Washington e chiede a Trump di fare un passo indietro. L’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, ha comunicato via twitter che si segnerà i nomi di chi voterà contro dopo aver detto che la mozione rappresentava un insulto che “non dimenticheremo”.

E dire che della Haley, figlia di immigrati indiani, quando venne nominata si disse che non era trumpiana. Ma il suo essere pro Israele da sempre ha prevalso su tutto. Fu lei, nel 2015, quando ancora alla Casa Bianca c’era Obama, che da governatrice approvò una legge statale contro il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele). Da ambasciatrice presso l’Onu la Haley si è sempre distinta per ambasciare Israele più che gli Stati Uniti. Fresca di nomina disse: “I giorni in cui Israele veniva bastonata all’Onu sono finiti. Per chi dice che non è possibile ottenere nulla alle Nazioni Unite, sappiano che c’è un nuovo sceriffo in città”.

Sua è la battaglia più feroce contro la risoluzione 2334 dell’Onu, quella in cui si chiede al governo di Israele di “interrompere ogni attività” negli insediamenti della Cisgiordania e di Gerusalemme Est e in cui l’occupazione israeliana viene definita “senza validità legale” e rischiosa per il processo di pace. Nonostante la risoluzione non obblighi Israele a nulla, ma sia solo un invito, il carattere simbolico che porta con sé non va giù allo stato ebraico, e di conseguenza alla Haley.

Elogiata per queste sue posizioni da Israele, in particolare dagli ambienti più fortemente sionisti, la Haley è diventata la paladina dello Stato ebraico, e la sua scelta di segnarsi i nomi di chi dissente dal volere americano su Gerusalemme, ne è la dimostrazione più lampante. Per inciso, anche l’Italia sulla questione Gerusalemme capitale si è messa contro Washington.

Ma ancora di più le dichiarazioni di Nikki Haley sono l’espressione di quell’imperialismo americano che trova in lei il migliore rappresentante. Fiera del suo passato imprenditoriale e della sua totale inesperienza in questioni diplomatiche, l’ambasciatrice americana all’Onu aveva anche in un’altra occasione detto che si sarebbe segnata i nomi di chi era contro gli Stati Uniti. Accadde poco dopo l’insediamento della nuova amministrazione, e lei avvertì i Paesi delle Nazioni Unite di non mettersi di traverso ai piani americani, perché nessuno ha il diritto di dire loro cosa devono o non devono fare.

Anna Pedri

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3 Commenti

  1. Si sono dimenticati che uno dei principi basilari del voto in un sistema democratico è la libertà di preferenza. Credo che questi paladini della democrazia “guidata” a furia di esportare tale bene dell’umanità ne siano rimasti sprovvisti a casa loro: quanta generosità!!

  2. Onu,ovvero il carrozzone più inutile e spendaccione mai creato, obsoleto,in cui le superpotenze vere o presunte mostrano gli ormoni taurini……quanto tempo sprecato….

  3. ..sicuro, sicuro che sia di origini indiane e non ebraiche?? Altrimenti si può pensare che la lobby sionista la ‘paghi mooolto bene..

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