Londra, 15 ago — Non c’è pace per J.K. Rowling, la «mamma» di Harry Potter che da anni subisce minacce e ostracismo da parte degli attivisti Lgbt e dell’establishment progressista (compreso il cast di attori di Harry Potter, che senza di lei probabilmente sarebbero rimasti a vendere pentole sulle tv via cavo) per avere «offeso i trans» esprimendo a più riprese che solo le donne hanno l’utero e mestruano.

Minacciata anche dagli islamici

Alla persecuzione arcobaleno, infatti, ora si aggiunge quella dei fondamentalisti islamici, che ieri l’hanno giurata alla scrittrice per aver condannato l’attacco al collega angloindiano Salman Rushdie. La Rowling aveva osato esprimere orrore per la sorte toccata allo scrittore, che versa in condizioni gravi dopo l’accoltellamento subito venerdì per mano del libanese Hadi Matar: «Notizie orribili. Mi sento molto male in questo momento. Auspico che stia bene», aveva postato. Un utente di nazionalistà pakistana ha prontamente commentato il post, scrivendo «Non preoccuparti, sei la prossima», dopo aver definito Matar come un «combattente sciita rivoluzionario».

La reazione di Rowling

La scrittrice, per tutta risposta, ha condiviso lo screenshot del commento chiedendo a Twitter di prendere provvedimenti. Campa cavallo. «Queste sono le vostre guide linea, giusto?», ha polemizzato la Rowling, citando poi la policy della piattaforma: «Violenza: non si può minacciare violenza contro un individuo o un gruppo di persone. Proibiamo anche la glorificazione della violenza. Terrorismo/estremismo violento: non si può minacciare o promuovere il terrorismo». E chiosa: «Twitter, c’è qualche possibilità di ricevere supporto?», specificando di aver coinvolto le forze dell’ordine nella vicenda. Le quali, attraverso un portavoce della polizia scozzese si sono così espresse: «Abbiamo ricevuto un rapporto di una minaccia online effettuata e gli agenti stanno svolgendo le indagini».

Twitter fa l’indiano

Dal canto suo, Twitter ha deciso che le minacce di morte contro la Rowling «non violano le regole» della piattaforma. Un verdetto a cui la mamma di Harry Potter ha ormai fatto il callo, dopo gli anni di insulti e gravi intimidazioni lanciati alla sua persona dalla galassia Lgbt che non hanno mai preoccupato i moderatori di Twitter, che notoriamente esprimono la loro solerzia censoria a targhe alterne.

Nel frattempo La Warner Bros, la società di produzione che finanzia i film di Harry Potter, ha espresso ferma condanna dell’episodio. «Siamo con lei e tutti gli autori, narratori e creatori che esprimono coraggiosamente la loro creatività e opinioni». E poi: «I nostri pensieri sono con Sir Salman Rushdie e la sua famiglia dopo l’insensato atto di violenza a New York».

Cristina Gauri

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1 commento

  1. solita storia…
    perchè si lascia girare in occidente questa gente?
    non saremo MAI compatibili,con popolazioni e culture che
    mettono ideologie e religioni al di sopra della vita umana:

    è ora che qui in occidente prendiamo atto della realtà,
    ci rendiamo INDIPENDENTI dalle loro materie prime,
    e li rimandiamo tutti quanti (compresi gli islamici di seconda e terza generazione)
    a casa loro,a pregare il loro dio,profeta o quel che è….
    fino alla fine dei secoli.
    poi tiriamo su un bel muro con filo spinato e guardie armate,una cortina minata per terra e per mare tra noi e loro,
    dopodichè noi proseguiremo il nostro cammino verso le stelle…
    da soli.
    e quello che faranno loro,nel LORO paese –
    non ci deve interessare in alcun modo.

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