Roma, 13 dic – Quello in cui stiamo vivendo è sicuramente un periodo di grandi tensioni geopolitiche. Con il mondo appena uscito da due anni di crisi globale “pandemica”, per lo meno così è stata definita, in alcune zone del mondo si sono riaccesi atavici conflitti nelle zone di confine più calde. Oggi però non parliamo di Russia-Ucraina, Israele-Palestina, Siria-Turchia o Armenia-Azerbaigian; spostandoci più ad Oriente, all’ombra della gigantesca catena montuosa himalayana, nelle scorse ore due superpotenze sono tornate a scontrarsi. Stiamo parlando di India e Cina; i due Stati più popolosi del mondo, ancora una volta, si stanno fronteggiando lungo la Linea McMahon, definita nel 1914 ma mai riconosciuta dalla Cina comunista. L’India afferma oggi che le sue forze si sono scontrate con le truppe cinesi in una delle aree contese lungo il confine. E’ il primo fatto del genere dopo più di un anno.

L’India respinge il colpo di mano cinese

Le due nazioni hanno lavorato per ridurre le tensioni da quando, nel 2020, scontro cruento tra le fazioni ha ucciso almeno 24 soldati. Ieri l’esercito indiano ha dichiarato che, venerdì scorso, c’è stato uno scontro nel settore Tawang dello stato dell’Arunachal Pradesh, la punta orientale dell’India. I due eserciti si sono fronteggiati con alcuni soldati che hanno riportato ferite lievi, tra i quali sei militari indiani. Al termine dello scontro a fuoco, entrambe le parti si sono immediatamente ritirate dall’area. Gli alti ufficiali indiani hanno subito rassicurato i media affermando che, i comandanti di entrambe le fazioni, si sono riuniti subito dopo lo scontro “per ripristinare la pace e la tranquillità”. Secondo quanto riportato in Parlamento dallo stesso ministro della Difesa indiano, Rajnath Singh, lo scontro tra le truppe sarebbe scoppiato quando i soldati cinesi “hanno invaso il territorio indiano tentando un colpo di mano”, probabilmente alla conquista di diveri metri di terreno lungo il confine conteso vicino all’area dello Yangtse. Il ministro ha detto che i soldati indiani hanno risposto con fermezza e hanno impedito all’esercito cinese di “trasgredire nel nostro territorio”, costringendoli a rientrare in patria.

Una guerra di confine a intermittenza

Cina e India condividono un confine de facto lungo 3.440 km chiamato Line of Actual Control, ma che è scarsamente delimitato. Anche se può suonare strano per noi occidentali, la presenza di fiumi, laghi e cime innevate, porta in diversi casi allo spostamento del confine stesso. Su entrambi i lati, in molti punti del confine, i soldati si trovano direttamente faccia a faccia 365 giorni l’anno. A volte le tensioni accumulate dai militari si trasformano in piccole o medie scaramucce. Tuttavia, come già accennato, entrambe le parti hanno cercato di ridurre l’escalation dopo una brutale battaglia avvenuta nel giugno 2020 nella Galwan Valley, nella regione del Ladakh, molto più a ovest. In quella circostanza morirono 20 soldati indiani e almeno quattro soldati cinesi. In quella che può sembrare più un tafferuglio da stadio o un antico scontro tra clan, quella battaglia non venne combattuta con armi da fuoco, bensì con spranghe e bastoni. Fu il primo scontro mortale nella zona tra le due parti, da 45 anni. Un altro scontro, verificatisi nel gennaio 2021, lasciò feriti tra le truppe di entrambe le parti lungo il confine tra la Cina e lo stato indiano del Sikkim, stretto tra il Bhutan e il Nepal. Solo lo scorso settembre, invece, entrambi i Paesi hanno concordato di disimpegnarsi da un’area contesa lungo una remota area di confine himalayano occidentale, con conseguente ritiro delle truppe.

Andrea Bonazza

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