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Roma, 11 ago – I talebani continuano ad avanzare, inarrestabili. Villaggio dopo villaggio, regione dopo regione, arrivano e conquistano ogni giorno pezzi di territorio afgano. Le truppe del governo di Kabul si arrendono quasi subito, gettano le armi a terra e alzano le mani. Difficilmente accettano lo scontro, perché temono di essere travolti dai fondamentalisti senza pietà. Così i talebani si sono presi già il 65% dell’Afghanistan e adesso, entro tre mesi, potrebbero addirittura conquistare la capitale Kabul. Sarebbe la definitiva sconfitta delle attuali istituzioni locali e degli Stati Uniti in ritarata da mesi.



Stando a quanto riportato dal Washington Post, l’amministrazione di Joe Biden prevede che la caduta di Kabul possa avvenire molto prima dei 6-12 mesi previsti al momento dell’annunciato ritiro dei soldati americani. Il quotidiano statunitense cita funzionari americani che hanno consultato i vertici militari: secondo loro, entro 90 giorni, la capitale cadrà. Qualcuno addirittura ritiene che la resa avverrà entro un mese.

I talebani avanzano, la resa di Kabul può provocare un’ondata di migranti

Cause e conseguenze di questo disastro sono molteplici. Ma in questa sede intanto è d’uopo rilevare il forte timore dell’Unione europea: ci attende una nuova ondata di migranti dall’Afghanistan. Sei anni dopo la crisi del 2015, quando alle porte del vecchio continente bussarono un milione di persone in fuga dal Medio Oriente, la storia potrebbe ripetersi. Stavolta con migranti provenienti da una delle nazioni più martoriate del pianeta. Il governo di Kabul ha intanto notificato all’Ue la sospensione delle riammissioni di cittadini afgani. Stop rimpatri dunque, per almeno tre mesi. E se consideriamo che fra tre mesi l’attuale governo rischia di essere spazzato via dai talebani, la situazione non può che peggiorare.

“Non bloccate i rimpatri”: la lettera

Nel frattempo i ministri dell’Interno di sei Paesi europei hanno inviato una lettera al vicepresidente dell’Unione europea, Margaritis Schinas, e al commissario Ylva Johansson. Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Austria, Belgio e Grecia (spicca al solito l’assenza dell’Italia) chiedono di proseguire con i rimpatri. Pur consapevoli della “delicata situazione alla luce del ritiro delle truppe internazionali”, evidenziano infatti “l’importanza di rimpatriare chi non ha reali esigenze di protezione”. Soltanto lo scorso anno 44mila afgani hanno chiesto asilo nell’Ue, dal 2015 ben 570mila. “Sospendere i rimpatri invia un segnale sbagliato ed è probabile che motiverà ancora più afgani a dirigersi” verso l’Europa, scrivono i ministri nel documento, chiedendo all’Ue di “intensificare i colloqui con Kabul”. Ammesso che a questo punto serva davvero a qualcosa.

Eugenio Palazzini

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