Roma, 28 set – Le esplosioni e le fughe di gas dei North Stream 1 e 2 di ieri potrebbero essere frutto di un attacco. È quanto sostengono dalla Casa Bianca, come riportato dall’Ansa.

Le esplosioni North Stream

Le fughe di gas e conseguenti esplosioni dai gasdotti North Stream 1 e 2 potrebbero essere frutto di un attacco. I report vengono dagli Usa, secondo quanto riferisce il segretario di Stato Antony Blinken in conferenza stampa, insieme al ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar. Poi ha aggiunto :”Nei prossimi mesi dobbiamo lavorare per mettere fine alla dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia”. Nel frattempo, la Svezia apre un’indagine preliminare per sabotaggio, come afferma il premier svedese Magdalena Andersson, che dichiara: “Lavoriamo assieme alla Danimarca, Norvegia, Germania e Usa. L’Ue è stata informata”. Anche per il ministro degli Esteri Ann Linde “si tratta probabilmente di un sabotaggio, ma non speculiamo su chi possa esserne responsabile”. A breve si riunirà consiglio di sicurezza svedese. Anche il premier danese Mette Fredricksen è dello stesso avviso: “Le fughe di gas non sono un incidente” ma “azioni deliberate”.

Esplosioni: l’ipotesi del sottomarino

Quanto alle esplosioni, sono state osservate nelle stesse aree in cui si sono registrate le fughe di gas. Secondo quanto riferisce l’esercito danese, quest’ultimo ha iniziato a ribollire in superficie, nel mar Baltico, in aree piuttosto estese (si arriva ai circa 1.000 metri di diametro). Le esplosioni sottomarine sono state registrate dalle stazioni di misurazione sismologica dei due Paesi, la prima alle 02.03 della notte di lunedì e la seconda alle 19.04 di lunedì sera. L’ipotesi più accreditata al momento sembra quella che attribuisce l’azione a un sottomarino.

Il prezzo del gas continua a crescere

La situazione ha generato il panico sui mercati, che dopo un periodo di relativa quiete ieri hanno ripreso a impazzire, portando il gas sopra i 190 euro a megawattora. Ma successivamente, le dinamiche della ormai famigerata piazza di Amsterdam sono diventate ancora più frenetiche: verso la fine delle contrattazioni i Ttf ad Amsterdam sono saliti ancora, superando nuovamente i 200 euro e chiudendo a 207 euro a megawattora, ovvero un aumento del  19%.

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