Roma, 25 apr – “Vogliamo vedere la Russia indebolita al punto di non poter fare il tipo di cose che ha fatto con l’invasione dell’Ucraina”. Così Lloyd Austin, segretario Usa alla Difesa, chiarisce i piani Usa. Di ritorno dalla capitale ucraina, dove insieme al segretario di Stato Antony Blinken ha incontrato Volodymyr Zelensky, il capo del Pentagono spiega cosa vuole davvero Washington. La Russia “ha già perso molta capacità militare e molte truppe, per essere franchi, e vorremmo che non riesca a ricostituire rapidamente questa capacità”.

“Indebolire la Russia”. Allontanare la pace, svelando lo schema scritto da Usa e Russia

La pace in Ucraina è dunque un miraggio. Ci appare oggi lontana, lontanissima. Perché nel mare di schizofrenie social e mediatiche, con le opposte tifoserie intente a insultarti smodatamente, ai più è sfuggito questo dato essenziale: Russia e Stati uniti non vogliono sedersi al tavolo dei negoziati. La guerra, per loro, deve continuare. Una volontà manifesta nelle accuse reciproche, nell’invio di armi, nell’impiego di truppe sul campo, nei bombardamenti, nella definizione esasperata del nemico. Lo abbiamo scritto su questo giornale due settimane fa e lo ribadiamo adesso, alla luce di quanto affermato da Austin. Perché se il Cremlino non intende sedersi al tavolo diplomatico adesso – trattando davvero un cessate il fuoco – fino a che non avrà strappato altri territori, dall’altra la Casa Bianca punta a fiaccare Putin e scongiurare le ambizioni “indipendentiste” di un’Europa perennemente in fieri.

Perdiamo noi, vincono loro

L’agnello sacrificale delle due potenze è l’Ucraina e il vecchio continente resta il pollo da spennare. Perdiamo noi, vincono loro, ancora una volta. Almeno per ora, finché non ci accorgeremo che la morsa viene da ovest come da est. Non serve a niente sventolare sciocche bandierine altrui, se non a perseverare nel masochismo illudendoci che il nuovo mondo annunciato e nel frattempo plasmato da questa guerra sarà migliore di quello attuale. Fateci caso, parlano tutti di equilibri da riscrivere, di ritorno al vecchio schema della Guerra Fredda, di fine della globalizzazione. In realtà, al solito, tutto potrebbe cambiare per restare esattamente com’è adesso. La varabile parla cinese, in attesa che l’Europa la pianti di scimmiottare l’inglese.

Eugenio Palazzini

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