Roma, 28 nov — Può un’opera teatrale che ritrae con simpatia macchiettistica quattro pedofili denunciando «l’eccessivo peso dello stigma sociale» nei loro confronti essere descritta come «brillante» e «geniale»? Ovviamente sì, il Medioevo è finito da un pezzo e questo assurdo discredito nei confronti degli stupratori di bambini dovrebbe terminare. Basta con i tabù! Ci ha pensato il Washington Post, finito nei giorni scorsi al centro delle polemiche per una recensione eccessivamente entusiasta di Downstate, commedia scritta da Bruce Norris in scena al teatro Playwright Horizons di New York fino al 22 dicembre.

La commedia che umanizza quattro pedofili incensata dal Washington Post

Si tratta di un’operazione-simpatia nei confronti di chi viene normalmente bollato come ripugnante dalla società; di riscoperta del «lato umano» che nessuno vuole considerare. Quattro pedofili, già incarcerati per reati sessuali contro minori, vivono in una casa famiglia non lontano da Chicago. Non hanno accesso a internet, non possono fare acquisti nei supermercati locali, ricevono minacce e sassate alle finestre: attraverso la morbida, ammiccante narrazione di Downstate i carnefici diventano vittime di una società che «si rifiuta» di comprenderli o redimerli. Fred ha abusato di due dei suoi studenti di pianoforte preadolescenti, Dee ha molestato un ragazzo mentre recitava in una produzione di Peter Pan, Felix ha violentato sua figlia e Gio è stato condannato per stupro.

La recensione

E il Washington Post di Bezos ha subito sgomitato per tributare il proprio plauso all’operazione: in una recensione del 23 novembre, il critico Mark Peters definisce la commedia «brillante» e «geniale», giudicando «gli sforzi provocatori» di Norris come «una delle migliori serate teatrali del 2022». Secondo Peters la rappresentazione di questi predatori, che devono fare i conti con il rifiuto della società, induce il pubblico a «focalizzare l’attenzione sull’emotività» dei quattro pedofili. Pur ammettendo l’atrocità dei reati commessi da ciascuno dei protagonisti, Peters loda la questione morale presentata da Norris, il quale si chiede se le punizioni per i loro crimini siano «troppo dure, troppo disumane».

Bufera social

Immediata la bufera social interno al tweet che linkava l’articolo. Tra le migliaia di utenti fortemente critici nei confronti dell’operazione figuravano anche molte vittime di abusi che hanno raccontato i propri traumi sessuali infantili inflitti da pedofili. «Il fatto che la commedia sia stata realizzata rappresenta già un problema. Definirla “brillante” è disgustoso. La parte che fa andare maggiormente su tutte le furie è quella in cui il [ Washington Post ] descrive il personaggio della vittima come ‘il personaggio più sgradevole’ che è interpretato ‘in maniera irritante’», ha scritto l’ex peso massimo Ed Latimore. Molti altri utenti non hanno mancato di parlare di finestra di Overton sullo sdoganamento della pedofilia nel mondo dell’informazione, e in quello delle aziende, ricordando lo scandalo della collezione natalizia di Balenciaga (ora ritirata) che proponeva foto di bambini con pelouche in abiti fetish.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. E se ci volessero solo insegnare che dai carceri e dai manicomi si esce migliori ?
    Il tutto ovviamente finalizzato a mantenere il loro fatturato, il loro business, “creato” dalla eliminazione della prevenzione “antidemocratica” ferma restando solo la pena, spacciata come cura.
    Non è un caso se ci sentiamo sempre più sotto restrizioni e cure. I confini tra i due mondi non possono essere netti, altrimenti il gioco appare evidente.

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