Quando il futurista Ernesto Michahelles, in arte Tahyhat, inventò la “TuTa” nel 1919, la definì “il più innovativo, futuristico abito mai prodotto nella storia della moda italiana”. Composta da unico pezzo di stoffa a forma di T, il capo rivoluzionario era pronto per diventare la divisa della classe lavoratrice, senza disdegnare un uso elegante con i dovuti accorgimenti.

Dal volo alle corse: il mito della velocità

Nei decenni successivi la tuta è diventata l’abbigliamento iconico non solo per gli operai – le “tute blu” – ma anche per altri tipi di lavoratori o di attività. Tahyhat sarebbe stato sicuramente felice di vedere utilizzato il suo capo in contesti collegati a potenti temi futuristi, come la velocità, il rischio, il fuoco, lo spazio. La tuta infatti è diventato l’abito di piloti di aereo come di auto, di paracadutisti e affini,  vigili del fuoco… astronauti.

L’evoluzione è stata lenta: la tuta futurista è riemersa come capo tecnico molti anni dopo la sua invenzione. Per quanto riguarda il mondo delle corse automobilistiche, sono passati decenni in cui l’abbigliamento del pilota era casual (alla Fangio) e solo alla fine degli anni ’50 sono stati sperimentati capi ignifughi. Nel decennio successivo la tuta inizia a imporsi come il capo principe per unire sicurezza e comfort di guida.

La tuta oggi

Oggi la tuta da pilota viene sviluppata con una tecnologia sempre più evoluta, facendo tesoro di tutti gli ambiti in cui il vestito futurista viene utilizzato. Compreso lo spazio. Deve rispondere a precise normative di omologazione, in particolare alla ISO 9151:2017 per quanto riguarda la trasmissione del calore. Sembrano passati secoli dalla prima tuta in grado di resistere per 11 secondi al fuoco, inventata dalla torinese Sparco nel 1978.

Nel corso del tempo la tuta non è solo diventata un capo tecnico fondamentale, ma anche il simbolo stesso del pilota, insieme al casco e all’auto. Fisiologico quindi che ne abbia seguito la sorte in termini di personalizzazione. Questa riguarda non solo la presenza di sponsor sulla tuta, come fosse una maglia da calcio, ma anche l’applicazione dei simboli del pilota stesso. Loghi, soprannomi, numeri fortunati: la tuta non è più anonima, personalizzabile già in fase di acquisto. Per avere un abito – futurista – su misura.

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