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Roma, 1 nov – Scriveva Seneca che la verità, anche se sommersa, viene a galla. E aveva ragione. Ne abbiamo avuto, oltretutto, una piccola ma non irrilevante testimonianza con la recente vicenda delle elezioni regionali in Umbria. Le quali hanno dimostrato in modo lampante ciò che tutti, in fondo, già avevano capito: il governo giallofucsia è sgradito al popolo italiano.

Sicché ciò che è avvenuto in Umbria rappresenta, per così dire, la lente di ingrandimento che permette di analizzare le tendenze reali nel Paese. E le tendenze reali sono quelle, già collaudate, di una vera e propria idiosincrasia verso i capisaldi del neoliberismo, di cui i giallofucsia sono icone concretissime: il popolo italiano – questo il punto – non vuole saperne di “più Europa”, “più globalizzazione”, “più pressione fiscale”, “più liberalizzazione”. Vuole, giustamente, l’opposto: meno tecncocrazia targata Europa e più sovranità democratica nazionale; meno globalizzazione e più identità; meno pressione fiscale per i ceti medi e le classi lavoratrici e più pressione fiscale per i signori multinazionali del big business.

Il manganello arcobaleno per i lavoratori

Il governo giallofucsia, per parte sua, è un ridicolo raggruppamento di maggiordomi ossequiosi rispetto al padronato cosmopolitico liquido-finanziario. Ciò che è avvenuto in Umbria, allora, non deve essere letto tanto come una vittoria delle destre verde-bluette, emblema del liberismo sovranista regressivo, di marca thatcheriana e non keynesiana. Deve, invece, essere letto come la sonante e sacrosanta batosta dei giallofucsia.

Il popolo l’ha capito: i giallofucsia, con la loro idea di società ridotta a gay pride permanente con tanto di manganello arcobaleno per massacrare i lavoratori e i ceti medi, eseguono linearmente i desiderata della global class cosmopolitica. E, per questo, in Umbria ha votato altrimenti: come il malato di cui dice Dante nella “Commedia”, che per trovare momenti di pace, nel letto in cui è disteso, si sposta senza posa da un fianco all’altro.

La situazione, in generale, è tragica: il popolo “glebalizzato” vuole l’opposto di quel che vuole l’élite globalcapitalistica, la quale è, così, costretta sempre più palesemente a dover aggirare anche l’ultima pur tenue forma di democrazia: le elezioni. Deve farlo, ad esempio, imponendo direttamente e autocraticamente il proprio volere, senza curarsi del volere del popolo (referendum greco 2015, Brexit, ecc.).

Pd il partito del capitale

Del Pd non intendo parlare. Già l’ho detto ad abundantiam: è il partito più amato dal capitale finanziario. O partigiano, portali via: è ciò che ogni italiano dovrebbe cantare al cospetto dei politici del Pd, traditori di Gramsci. Il 5Stelle dovrebbe, per parte sua, riflettere criticamente su di sé: era stato votato per opporsi al Pd e ora sta con il Pd.

L’elettorato 5Stelle, che in massima parte è composto dal popolo, lo sta capendo: e abbandona la nave. Del resto, la parabola sta tutta in quel “vaffa”, che dieci anni fa era rivolto all’élite, e che a Napoli, qualche settimana fa, era dal palco direttamente rivolto all’elettorato 5Stelle.

Diego Fusaro

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1 commento

  1. In altri tempi, non troppo remoti, una pagina di questo tipo avrebbe sollevato proteste veementi da parte almeno di una manciata di militanti 5S. Non posso esimermi dall’osservare che ora non accade. Sarà un caso?

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