I Titoli di Stato sono delle obbligazioni emesse da vari Paesi al fine di ottenere liquidità da impiegare nel finanziamento di attività e servizi di vario genere.

Il cittadino che decide di investire in questo asset diventa a tutti gli effetti creditore dello Stato e, a seconda del prodotto finanziario scelto, potrà ottenere un profitto attraverso le cedole periodiche, lo scarto di emissione o entrambi.

Anche l’Italia, attraversoil Dipartimento del Tesoro, emette varie tipologie di obbligazioni di Stato, le quali differiscono tra loro principalmente per durata, tasso di interesse, tipologia di profitto e indicizzazione.

Trattandosi di strumenti di investimento, questi non sono esenti da rischi; per questo è sempre preferibile chiedere consiglio a dei consulenti esperti.

Tipologie di Titoli di Stato italiani

Tra i titoli di Stato italiani troviamo sia quelli con cedola periodica, come i BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) e i CCT (Certificato di credito del tesoro), sia quelli senza cedola, ossia i BOT (Buoni Ordinari del Tesoro) e i CTZ (Certificato del tesoro zero-coupon).

BOT e CTZ hanno durata breve e permettono di ottenere un profitto dallo scarto di emissione; in particolare, i primi possono avere durata di 3, 6, o 12 mesi, mentre i secondi prevedono in genere una durata di emissione un po’ più lunga, pari a 24 mesi. I CCT hanno invece scadenza compresa tra un minimo di 3 e un massimo di 7 anni e prevedono una cedola a tasso variabile, la quale varia il suo importo in base a specifici parametri.

Per quanto riguarda i BTP, ve ne sono di varie tipologie e possono arrivare a una durata massima di 50 anni. Tra i tanti troviamo ad esempio i BTP 2036, con durata di 15 anni e cedola semestrale. Per scoprire le caratteristiche di questo titolo di Stato, potete leggere questo approfondimento di Moneyfarm, nel quale sono riportate tutte le informazioni fondamentali che lo riguardano.

Titoli di Stato: cosa cambia da una tipologia all’altre

Ogni Titolo di Stato presenta delle caratteristiche differenti, attraverso le quali ognuno potrà individuare il prodotto finanziario più adatto alle proprie esigenze. Nello specifico gli elementi da prendere in considerazione sono:

  • la durata massima dell’investimento: BOT o CTZ permettono di effettuare investimenti a breve termine, mentre CCT o BTP sono più adatti per l’investitore che cerca uno strumento a lungo termine. In realtà, anche i BTP e i CCT, se venduti sul mercato secondario, possono diventare investimenti a breve o medio termine;
  • l’erogazione di cedole periodiche:la cedola periodica permette all’investitore di ottenere, al netto dei rischi, unapiccola rendita, generalmente su base semestrale. Al contrario i titoli privi di cedole, come i BOT, non presentano questa caratteristica;
  • l’indicizzazione all’inflazione: questo elemento tutela generalmente dall’inflazione e dalla perdita di potere d’acquisto.

Inoltre, prima di procedere con la scelta è consigliabile anche consultare quotazioni e rendimenti.

Come funziona l’acquisizione di titoli di Stato

L’acquisto dei Titoli di Stato si svolge in due modi: sul mercato primario, ovvero nel momento in cui vengono emessi (asta), oppure sul mercato secondario, dove vengono quotidianamente scambiati. In entrambi i casi è necessario rivolgersi a degli intermediari finanziari, come le banche o gli enti preposti, che possono assistere nella valutazione, consigliare, illustrare i possibili rischi e aiutare nel caso si opti per questo tipo di investimento.

Tramite il mercato primario è possibile acquistare, direttamente dallo Stato, titoli di nuova emissione per una somma minima di 1000 euro. In questo caso, non è necessario pagare commissioni ai collocatori in quanto questi vengono remunerati direttamente dal Dipartimento del Tesoro.

Il mercato secondario consente invece di acquistare e di vendere titoli da altri investitori; in questo caso è necessario pagare, oltre al prezzo dell’obbligazione, anche una commissione, il cui importo viene stabilito dal collocatore. Nel caso dei titoli con cedola è inoltre necessario aggiungere il valore delle cedole maturate al momento dell’acquisto.

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