Roma, 23 ott – Il conservatorismo, malattia infantile del sovranismo: se avessimo un Lenin tra le nostre file, scriverebbe probabilmente un libello con questo titolo. Gli interventi dal palco di piazza San Giovanni, sabato scorso, confermano la diagnosi, il che peraltro non deve indurre ad esagerare le critiche nei confronti dei partiti d’opposizione (così come Lenin non cessò d’altronde di essere comunista dopo aver deplorato le insane tendenze all’estremismo dei suoi compagni). Intendiamoci, il discorso conservatore, da Burke a Prezzolini (da vecchio, perché da giovane era di tutt’altra pasta), è un filone sicuramente nobile del pensiero europeo e molti dei suoi argomenti sono degnissimi di figurare nell’arsenale metapolitico sovranista. L’idea generale di un arroccamento su posizioni difensive, la sensazione di dover proteggere qualcosa della società attuale costituisce invece un errore esiziale.

“Buonsenso” come unica risposta sovranista

Prendiamola larga, come al solito. Il nucleo centrale dell’ideologia globalista, il suo motore filosofico, è certamente costituito dalla decostruzione, ovvero dalla sistematica delegittimazione di ogni criterio sociale, politico o culturale dato per scontato. Non è un caso se, negli ultimi anni, le principali discussioni ideologiche abbiano riguardato concetti apparentemente banali, intuitivi, eppure messi costantemente in discussione dall’intellighenzia globalista: padre e madre, uomo e donna, italiano e straniero… La risposta dei sovranisti a questo attacco è stata una sola: il “buonsenso”. E funziona, nel breve periodo, nello spazio di un talk show o di uno status sui social. Mettete Matteo Salvini in un confronto pubblico con Michela Murgia e il primo vincerà sistematicamente a colpi di battute e sarcasmo: “Adesso per capire cos’è un maschio e cos’è una femmina serve un convegno di professoroni…”. Ovvio che funzioni, logico che il messaggio passi all’uomo comune, che guarda ai decostruzionisti come a degli alieni.

Alla decostruzione si risponde con la ricostruzione

Se si resta sulla ricerca del consenso immediato, della battuta fulminante con cui fare share o il pieno di like, e magari vincere un’elezione, tutto questo basta. Se si vuole vincere una sfida più grande e più ambiziosa, ribadire l’ovvietà di certe categorie non basta più. Anche perché più passano gli anni e più si avrà a che fare con un elettorato sempre più forgiato dai riflessi “pop” del decostruzionismo e a cui sarà sempre più difficile far digerire la famiglia del Mulino Bianco come massimo orizzonte esistenziale e politico.

L’unica possibile sfida alla decostruzione non è la custodia gelosa delle rovine che essa lascia, ma la ricostruzione. Ed è una ricostruzione che assume i tratti di una nuova fondazione. Dopo decenni di “Gli italiani non esistono” (Il Corriere della Sera), di “Contro l’identità italiana” (Christian Raimo) non sarà più possibile parlare dell’Italia, dell’italianità, degli italiani come qualcosa di scontato, non bisognoso di spiegazioni. Bisognerà reinventare una nazione. Dopo il bombardamento gender, le miriadi di “studi americani” che spiegano che i generi sono soprabiti della personalità intercambiabili a piacimento, dopo i mille vip costretti a stare a galla nello showbiz con quotidiane dichiarazione di fluidità sessuale non potremo mai più tornare alla reclame sull’uomo che non deve chiedere mai. Il buonsenso ha il fiato corto. La vera sfida da vincere è quella sul ridare un senso al mondo. I sovranisti ne saranno all’altezza? Rispondere è inutile: al momento, abbiamo solo loro.

Adriano Scianca

4 Commenti

  1. Cit.: ” […] la sensazione di dover proteggere qualcosa della società attuale costituisce […] un errore esiziale”.

    Penso che questo rappresenti un ottimo punto di partenza per chiunque desideri seriamente riflettere sullo stato attuale delle cose, su sé stesso, sul contesto nel quale si trova a vivere e operare.

    Salvaguardare i “valori” della società Occidentale? A cosa ci si riferisce, in realtà, quando, pubblicamente, ci si propone un tale scopo? Forse, ai “sacri” valori dell’Illuminismo? Oppure dello “stile di vita americano”? Sono convinto del fatto che se provassimo a domandarlo a dieci persone diverse, queste darebbero dieci diverse risposte…

  2. Se Oggi vi fosse un Vladimir Ilic socialista nazionale; non scriverebbe un nuovo “estremismo”, non essendo all’ordine del giorno la lotta politica e ideologica agli estremismi. Sicuramente però riscriverebbe un nuovo “Che fare” anche per e contro i professori di destra e sinistra che sostengono falsi partiti cosidetti “sovranisti”,che appestano questo disgraziato paese, in primis la Lega.
    In Italia non c’è da combattere nessun estremismo sig. Scianca ma vi è un compito impellente; indicare agli italiani, attraverso un partito che non può essere un semplice cartello elettorale od un insieme di correnti, la via da seguire per uscire dalla UE e dalla Nato ridando dignità, lavoro e futuro ai cittadini italiani e ponendo sul terreno internazionale il ruolo che compete all’Italia nel Mediterraneo. Compito che Casapound, da cui lei proviene, ha sdegnato e negletto. Mediti, mediti…

  3. L’articolo di scianca è fondamentale perché lancia la sfida essenziale in quanto è ovvio che il conservatorismo ossia la difesa dei cosiddetti valori occidentali alla Fallaci per intenderci è quanto di più lontano da una sana visione tradizionale della società e dell’uomo possa esserci ma poi non è chiara l’impostazione da contrapporre al materialismo globalista e agnostico – Scianca parla di italiani e identità italiana quando invece a mio avviso – come ho proposto in un altro commento _ bisogna pensare nei termini di un fronte ariano internazionale che unisca nella solidarietà identitaria l’afrikaner al canadese francofono del quebec, il lombardo al neozelandese di origine inglese, l’irlandese al norvegese, il greco al bielorusso, l’albanese al lituano una sorta di underground che unisca tutti i bianchi di origine europea sparsi per il mondo che non rinunciano alle loro radici comuni e alle ragioni della purezza del sangue

  4. Forse Scianca teme il ‘normalismo’ quello che transitivamente potrebbe rendere la Lega una Casa delle Libertà 2.0,rischiando di introdurre una destrina che ignorerebbe il problema UE ed Euro lasciando le cose così come stanno.
    E dall’altra rallentamento senza opporsi all’avanzata progressista.

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