Roma, 15 ott – Di Recep Tayyip Erdogan è giusto pensare tutto il male possibile: ha preso un Paese plasmato dalla rivoluzione nazionalista e laica di Kemal e l’ha trasformato in un focolaio di integralismo; ha costantemente destabilizzato un’area delicatissima, facendo il doppio e il triplo gioco con un cinismo senza eguali; ha appoggiato le peggiori realtà del terrorismo islamico; ha regolarmente contrastato la Siria laica di Assad; ha utilizzato gli immigrati come arma di ricatto, aprendo e chiudendo i rubinetti dei flussi a piacimento e arrivando a lanciare appelli in favore della sostituzione etnica.

L’insopportabile narrazione occidentale

Tutto questo lo diciamo da anni, da quando Erdogan era un partner affidabile, un interlocutore serio, uno statista autorevole a cui si aprivano in Occidente tutte le porte. Ora, solo ora, il “mondo” (cioè la bolla del giornalismo mainstream) si “indigna” e si “commuove”. Accade sempre e solo quando qualcuno tocca i feticci dell’opinione pubblica occidentale: mandare i tagliagole a trasformare la Siria in un carnaio è considerato ragionevole, ma per carità non ci si azzardi a mettere in galera un giornalista o a torcere un capello a un curdo. Questa narrazione tutta occidentale ha raggiunto vette di ipocrisia tali da risultare ormai insopportabile.

Gli europei sono ormai fuori dalla storia

Detto questo, va comunque segnalato come le grandi manovre del satrapo turco abbiano il valore di una spia: è l’eterno ritorno della grande politica, che segna l’eterna sconfitta della minuscola politica europea. A meno che non si voglia dare una parvenza di credibilità ai ridicoli embarghi sulle armi decisi alla spicciolata dai vari stati europei, come se la Turchia, stato membro della Nato, fosse una tribù di zulù che attende gli archibugi di Di Maio per attaccare il villaggio vicino. Ogni volta che il corno della storia squilla, gli stati europei fanno, sia separatamente che, ancor più, collettivamente, la figura degli alieni. Persi come sono nelle loro eterne discussioni sul razzismo, sul sessismo, su un punto in più o in meno di deficit, percepiscono ormai tutto ciò che avviene al di fuori come un geroglifico indecifrabile. Ma ciò che avviene al di fuori è la realtà. L’Europa ha voluto abolire la realtà, peccato che nessuno l’abbia detto ai turchi.

Quelli degli atleti turchi sono slanci patriottici

Stando tutto ciò, non stupisce l’incomprensione, ancor più che la condanna, verso le ripetute manifestazioni di orgoglio patriottico da parte degli atleti turchi di mezzo mondo. Manifestazioni che vanno sì a sostenere il farabutto di cui sopra, ma che prima ancora sono slanci di patriottismo e che quindi vanno rispettati a prescindere. Può sembrare contraddittorio tenere insieme le due cose, ma non lo è: senza questa logica della complessità, senza questa capacità di ragionare su più livelli, si precipita al livello degli editorialisti di Repubblica. È giusto invece riconoscere che, proprio perché Erdogan agisce sul piano della grande politica, egli riesce ad attivare dispositivi simbolici che qui abbiamo dimenticato, come ad esempio l’identificazione orgogliosa con la patria in guerra. E infatti il fenomeno non viene capito: di chi gioca in Turchia si dice che lo faccia perché costretto dal regime, di chi gioca fuori che agisce a distanza di sicurezza. Che la manifestazione di orgoglio nazionale possa essere spontanea non sembra possibile.

E, alla fine, la radice del nostro dramma è proprio questa, che a Erdogan non sappiamo opporre nulla: né un’altra politica di potenza, né una qualche egemonia regionale, né un patriottismo eguale e contrario. Se lui è il cattivo, noi non siamo i buoni. Noi siamo, semplicemente, il nulla.

Adriano Scianca

6 Commenti

  1. “Che la manifestazione di orgoglio nazionale possa essere spontanea non sembra possibile.” Non è che non sembra, non deve essere in alcun modo possibile, in primis per gli italiani che devono scomparire assieme alla loro Patria. Questo è il fine messianico del liberal-comunismo.

  2. “L’Europa ha voluto abolire la realtà, peccato che nessuno l’abbia detto ai turchi.” Già solo questa frase sarebbe da incorniciare.
    Una frase che dovrebbe essere detta non solo per i turchi ma verso il mondo intero. Noi europei bianchi ormai siamo presi e siamo interiorizzati dall’unica vera filosofia partorita in questo tempi ovvero il senso di colpa perenne verso tutto e tutti.
    Così ci ritaniamo nella nostra bolla autistica in vagheggiamo solo di buoni sentimenti, solidarietà, diritti (per qualunque psicopatico), libertà (per qualunque cazzata partorita magari al cesso), amore in tutte le salse, e nel contempo aborriamo parole come guerre, confini, razze, etnie..
    Ca sans va dire, peccato che gli altri se ne sbattano i coglioni….

  3. Io non demonizzo Erdogan. Un politico che fa gli interessi della propria nazione non può chiedere “Permesso” o “Scusate”. E’ necessario essere brutali e decisi.Oggi avete scritto di Enea. Credo che il sangue e le gesta di Enea vivano oggi nei turchi e non più negli italiani. Dovremmo vederli come fratelli, visto che abbiamo condiviso sia l’epica che la realtà. Roma ha proseguito la sua grandezza grazie ad Istanbul. E la Turchia non ha dimenticato di essere stata il centro dell’impero romano d’oriente. lo si può vedere dalle scelte in materia di politica economica e dalle forze armate turche. In vita mia ho conosciuto solo un turco. In Italia si è sempre spezzato la schiena di lavoro ed in cambio non ha ricevuto niente. la maggior parte degli italiani che ho conosciuto, invece, non vale molto: viziati, superficiali, narcisisti, alcolizzati e drogati. Pronti a pugnalarsi alle spalle per interessi personali. Rammolliti come la media degli europei di cui abbiamo copiato solo i vizi. Gli italiani migliori sono morti durante la seconda guerra mondiale. Quel po’ di buono delle generazioni successive sembra perduto. Quello che mi dispiace è che oggi non siamo un popolo all’altezza del proprio passato, ma ci sentiamo migliori degli altri. Credo che dovremmo guardare i turchi come esempio da seguire. Sono nazionalisti veri. Il loro spirito guerriero è ancora vivo e non hanno dimenticato la loro storia.

  4. Che l’ occidente in genere e gli Europei in particolare si scapicollino per “abolire” , o, quanto meno, NON VEDERE la REALTÀ, e cosa risaputa dalle persone di buon senso,(all’ “antica” , direbbero quelli di “Repubblica” , n.d.r.), da decenni. Non c’è affatto bisogno di dirlo ai Turchi. Quelli, (e non SOLO loro, n.d.r.), lo sanno perfettamente. E se ne approfittano alla GRANDE!

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