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Roma, 29 ott – Erano da poche ore arrivati i risultati della catastrofica (per loro) elezione regionale in Umbria, quando la sinistra giallofucsia vedeva comparire all’orizzonte i rinforzi tanto attesi, come Gandalf al Fosso di Helm. Troppo tardi, per vincere la partita umbra, ma comunque in tempo per offrire un valido alibi agli sconfitti. Si trattava dei rinforzi mediatici di Report, che se ne usciva con il solito minestrone giustamente definito da Giorgia Meloni “terrapiattista”: bot, hacker russi, fake news e tutto il consueto armamentario complottista, chiamiamoli i Protocolli dei savi hacker di Mosca. Ed ecco risolta la questione: non è che Salvini e Meloni hanno vinto le elezioni, è che se le sono comprate insieme agli account falsi! Non c’è stata sconfitta sul campo, è colpa dell’arbitro che è stato comprato da Putin.

L’ossessione per bot e fake news

Non esiste alcuna crisi della sinistra, sono solo troppo onesti per competere con l’onnipotente Bestia di Luca Morisi. Caso risolto, quindi. Non serve un nuovo progetto, un nuovo leader, una nuova parola d’ordine, un lavoro sul territorio, una nuova narrazione, una nuova strategia. Macché, per tornare a vincere la sinistra deve solo fare una nuova legge contro le fake news. E una contro i “discorsi di odio” (il classico meccanismo di isteria collettiva che precede sempre la promulgazione di leggi liberticide è già entrato in funzione in queste ore).

Questa dinamica illustra bene sia una forza che una debolezza della sinistra. La debolezza è quella di chi è ormai incapace di una autocritica vera, ha perso il contatto con il Paese reale e non ha la minima idea di come ritrovarlo, si balocca con alibi e spiegazioni consolatorie. La forza è invece nella straordinaria capacità di mobilitazione di un apparato che resta potente e temibile nonostante le alterne sorti elettorali. La sinistra ha sempre più difficoltà ad andare al governo, se non tramite inciuci di palazzo, ma resta saldamente al potere.

La destra è troppo democratica

Questa distinzione tra governo e potere non è sempre stata chiara alla destra, la quale, a dispetto delle apparenze, è molto più democratica della sinistra e quindi sopravvaluta sempre il potere delle elezioni. Proprio dall’Umbria sarebbe bello se partisse invece una risposta in controtendenza. Conquistato il governo regionale, bisogna ora andare aa intaccare il potere. Ovvero cooperative, fondazioni, associazioni, potentati, lobby, logge… Le cosiddette regioni rosse sono il luogo di insediamento di un apparato tentacolare che permane al di là di qualsiasi esito elettorale, una sorta di deep state locale. Non è semplice stroncare questo potere, soprattutto in questa cornice istituzionale, ma è l’unica cosa da fare per far sì che tutto questo inutile agitarsi chiamato “politica” abbia un senso.

Adriano Scianca

1 commento

  1. Il potere è anche la televisione, i quotidiani morenti che vivono con le sovvenzioni, l’intrusione nella scuola e l’indottrinamento degli scolari e poi studenti, una organizzazione come “magistratura democratica” che offende il principio dell’ indipendenza dei magistrati, una invadenza intollerabile da parte del Vaticano negli affari interni del Paese, l’occupazione militare dei vertici delle banche importanti e delle aziende ancora riconducibili allo Stato ….

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