gheddafi_berlusconi_roma_gheddafi_berlusconi_rom_00Roma, 2 dic – Auspica un’alleanza con la Russia per combattere l’Isis, rimprovera all’Occidente il sostegno alle primavere arabe, mostra prudenza su Assad. È un Silvio Berlusconi tornato in gran forma quello che ha concesso un’intervista a tutto campo al Corriere della Sera, con ampio spazio lasciato alle questioni di politica internazionale. Non manca, tuttavia, qualche grave amnesia, soprattutto rispetto al ruolo dell’Italia, all’epoca guidata proprio dall’ex Cavaliere, nella criminale e suicida missione contro Gheddafi.

“Non vedo un’effettiva consapevolezza della gravità della situazione da parte di molti leader occidentali. Sarà per mancanza di esperienza, per mancanza di idee, per paura, per condizionamenti ideologici… Ma sono molto preoccupato dalla piega che hanno preso gli eventi”, spiega l’ex premier, che auspica anche una “grande alleanza” con la Russia per combattere il terrorismo jihadista. Berlusconi punta poi il dito sui “molti gravi errori dai Paesi occidentali”, a iniziare “dal tentativo tardivo e maldestro di mettere il cappello sulle cosiddette primavere arabe”: “Non si è stati in grado né di prevederle né tantomeno di accompagnarle nel loro corso. Forse per non essere accusata di interventismo, come è accaduto a Bush, l’amministrazione Obama ha scelto di non intervenire in Medio Oriente. Salvo poi, con un atteggiamento in apparenza contraddittorio, aver spinto per un cambiamento di regime in Libia, spiegato come un intervento a protezione delle popolazioni indifese. In questo modo l’Occidente ha permesso la destabilizzazione del Nord Africa e del Medio Oriente, senza un disegno o una prospettiva di un nuovo assetto politico per la zona, spianando così la strada all’estremismo islamico”.

Tutto giusto, ma nella ricostruzione manca qualcosa. Chi era, infatti, quel capo di governo che, il 26 aprile 2011, dichiarava: “Abbiamo sentito di non poterci sottrarre” ai bombardamenti in Libia? Ma sì, era proprio lui, Silvio Berlusconi. E chi era quel ministro della Difesa che si apprestò a dichiarare la disponibilità all’utilizzo della Sicilia come base strategica per far rispettare l’embargo alla Libia? Ma sì, era Ignazio La Russa.

Insomma, Berlusconi fa finta di venire da Marte, dimenticando il ruolo attivo del suo governo nella destabilizzazione della Libia che oggi, giustamente, definisce un errore madornale, scordandosi però di chiedere quanto meno scusa. Tanto più che con Gheddafi era stato lo stesso Berlusconi a instaurare controversi ma comunque fruttuosi accordi, poi stralciati al primo fischio delle grandi potenze occidentali.

Alla luce di questo precedente, conta poco la ambigua ma comunque ponderata posizione sulla Siria (“Quanto a Renzi, la prudenza nel combattere il regime di Assad in assenza di un’alternativa migliore è un atteggiamento saggio. La prudenza nel combattere lo Stato Islamico — che di Assad è mortale nemico — è una ambiguità che non ci possiamo permettere”). Ricordando quanto Berlusconi aveva detto di Gheddafi prima di pugnalarlo alla schiena, è probabile che il presidente siriano non senta troppo rassicurato…

Giorgio Nigra

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