Roma, 6 gen – Sul dramma degli immigrati clandestini, dall’Ue rimarremo in paralisi almeno per un anno. Potremmo azzardare una previsione molto più diretta e banale: non arriverà alcuna svolta in generale, come non è mai giunta negli scorsi anni. Per ora, tuttavia, fermiamoci agli aggiornamenti più deprimenti.

Clandestini, in Ue nessuna svolta, come sempre

Si parla di un nuovo regolamento o di un nuovo accordo più o meno ciclicamente. L’accordo – o presunto tale – arriva poi in un modo o nell’altro, ma si concretizza sempre allo stesso modo: ricollocamenti su base rigorosamente volontaria e mai stringenti in senso stretto. Grosso modo, questo è il percorso a cui ci ha abituato la cosiddetta “solidarietà europea”, sul tema degli immigrazione clandestina. L’ultimo, tristissimo nonché inutile atto ufficiale, il mesto “accordo di Malta” del 2019. Le cui emanazioni completamente scenografiche e per nulla sostanziali siamo stati costretti a subire fino all’estate scorsa.

Ora, come riporta Tgcom24, la giostra riparte. Un accordo ci sarà, come no (perché non dovremmo crederci, cosa potrà mai andare storto?). Con calma però, che non ci corre dietro nessuno: ed ecco che sui clandestini l’Ue fa sapere che non partirà nulla prima dell’inizio del 2024. Insomma, chi sperava in qualche iniziativa proveniente dalla sfera comunitaria rimarrà deluso (anche se la domanda che gli si potrebbe porre è come possa continuare a credervi).

Le futili speranze del governo italiano

Tra chi ci sperava è presente, in prima fila, il governo di Giorgia Meloni. Il premier nei giorni scorsi chiedeva all’Ue “pari dignità” per l’Italia sulla questione. Dalla Svezia, tuttavia, rispondono picche, ribadendo ciò che avevamo segnalato qualche giorno fa. E il motivo è semplice: a Stoccolma la svolta elettorale di qualche mese fa ha portato a un governo che ha intenzione di contrastare – almeno a parole, per ora – il fenomeno alla radice. Presieduto, sì, da un moderato (Ulf Kristersson), ma sostenuto dai sovranisti Democratici svedesi, esplosi alle elezioni di settembre. Il che significa dire “no” al concetto stesso di ricollocamento, perdente in partenza e significativo soltanto di una passiva accettazione delle dinamiche che portano centinaia di migliaia di clandestini nei Paesi dell’Ue, Italia in testa.

Alberto Celletti

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2 Commenti

  1. Ricollocare pakistani, indiani, nord e Centrafricani non serve a nulla. I unico modo è rimpatriare. La guardia costiera sembra addirittura sia pagata dai mafiosi stranieri tanto alacremente raccoglie clandestini e li porta sul nostro territorio. Le ONG vanno respinte senza compromessi. I clandestini che riescono a sbarcare da soli rimpatriati a forza nel loro o in un paese terzo. Chi arriva illegalmente non può avere diritto a fare richiesta di asilo. Ci si deve adattare ai tempi.

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