Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante la cerimonia inaugurale della Fiera del Levante a Bari, 13 settembre 2014. ANSA/LUCA TURI

Roma, 29 nov – Quando si tratta di districarsi nel Vietnam interno alle correnti del Pd, Matteo Renzi è un fuoriclasse. Anche nella ordinaria amministrazione nazionale se la cava, cadendo sempre in piedi, avendo un buon senso mediatico e creando strutture di potere ben radicate. Quando il gioco si fa duro, però, i limiti del premier escono allo scoperto.


L’emergenza terrorismo, in particolar modo, sembra avere la capacità di sollecitare il senso di Renzi per le supercazzole. L’ultima è di queste ore: “Siamo di fronte a un nemico pericoloso – ha detto il premier – nessuno può sottovalutarlo: ecco perché stiamo insistendo con la cyber-security e diamo un contributo alle forze di sicurezza”. Renzi ha spiegato: “Per ogni videocamera nella strada ci dev’essere un videomaker. E per ogni centesimo in sicurezza ci dev’essere un centesimo investito in cultura”.

Signor presidente del Consiglio, con tutto il rispetto: ma di cosa cazzo sta parlando? Non si capisce.

Anche se il meglio di sé lo aveva dato qualche giorno fa, durante il suo intervento al primo Italian Digital Day in corso alla Reggia di Venaria Reale. “Io – disse Renzi – sono per taggare i potenziali soggetti pericolosi, ciascuno di noi lascia delle tracce camminando. E non credo che sia un agguato alla privacy, dire che si debbono taggare e seguire queste persone. Io sono per fare più controlli ed essere più operativi, per avere un sistema di informatica maggiore, di maggiore digitalizzazione delle immagini, per riuscire a fare il riconoscimento facciale. Io sono per avere in comune tutte le banche dati, per far sì che ogni telecamera sia a disposizione della forza pubblica, per poter dire che posso riconoscere una persona”.

Taggare i terroristi? Ma che vuol dire? Ma che proposta è? L’impressione è quella della continua ricerca dello slogan, della proposta mediatica, della parola in inglese da dare in pasto al giornalismo italiano (che tanto è ancora impegnato a cercare di tradurre in italiano il nome degli Eagles of Death Martal, figuriamoci se capisce che significa “taggare”).

Renzi, del resto, sembra trattare l’Isis come tratterebbe Anonymous: come una minaccia puramente virtuale, che non spara, non mette bombe, non taglia gole. Nella bolla mediatica in cui vive il premier, la lotta al terrorismo si vince su Twitter.

Giorgio Nigra

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2 Commenti

  1. Ridatemi un Italiano vero per l Italia al governo ….almeno un ….. o …..comunque uno statista e non un personaggio dei cartoons….mosso dai pupari

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