referendum costituzionaleRoma, 5 nov – Forse sarà difficile ricostruire in caso di calamità naturali, non sarà più facile combattere il terrorismo e chi è malato di cancro non accederà a cure migliori, secondo quel che pensa il governo a proposito dell’eventualità che il referendum costituzionale non passi. Ma sicuramente non vi saranno problemi di stabilità finanziaria per l’Italia. Parola di amministratore delegato. La notizia è di quelle che fanno male e può far cadere l’impalcatura – meglio: il castello di carte – sulla quale l’esecutivo sta costruendo la propaganda per il “Sì”, trascinando con sé anche il resto delle assunzioni da magnifiche sorti e progressive se la riforma costituzionale verrà approvata.

“Penso che oggi ci sia una significativa esagerazione sul risultato di questo referendum. Questa non è la Brexit, non è il leave or remain dell’Italia. E’ un referendum su una legge, non ci vedo un rischio sistemico“. A parlare è Carlo Messina, vertice di Intesa Sanpaolo, il più grande e solido – almeno stando agli stress test della Bce – gruppo bancario italiano. Una posizione ‘pesante’, data la delicatezza del tema e della considerazione nella quale si tengono le reazioni dei mercati, sempre sensibilissimi su tali questioni. Una reazione negativa, almeno sul medio termine, è dunque esclusa da Messina, che rispedisce al mittente lo spauracchio di un’apocalisse evocata da più parti in area governativa.

Semmai il vero problema è, ancora una volta, Monte dei Paschi di Siena. Palazzo Chigi sta – nonostante la certezza di Renzi di aver risanato la banca – lavorando ad un maxi-aumento di capitale (l’ennesimo) coinvolgendo altri istituti italiani. Piano che sta incontrando non poche difficoltà, e anche qui Messina regala una doccia gelata: “Non ho alcuna intenzione di contribuire ad alcun ammanco di capitale di altre banche. Non darò alcun contributo che non sia obbligatorio”. Eccolo il vero rischio sistemico per l’Italia, altro che i giochetti da novello padre costituente della Boschi.

Filippo Burla

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