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Roma, 5 lug – Matteo Renzi spariglia le carte e scatena lo scontro sul ddl Zan: “Modifiche al testo o la legge non passa“. Il leader di Italia viva stavolta indovina la mossa. E infatti sinistra e M5S si stracciano le vesti: “Renzi vuole affossare la legge”. Pensare di eliminare i termini “orientamento sessuale” e “identità di genere” e tornare alla definizione di omofobia e transfobia – dicono i 5 Stelle – “rischia di farci compiere un altro passo indietro, come già in passato”. Pure per il Pd la proposta di Renzi è “irricevibile”. La mossa del leader di Iv – neanche a dirlo – incassa il plauso del centrodestra, in un tutti contro tutti.



Ddl Zan, Renzi: “Al Senato non ci sono i numeri, compromesso o legge non passa”

Renzi, dal canto suo, chiarisce: il ddl Zan “siamo gli unici a volerlo salvare. L’ipocrisia di chi urla sui social, ma sa che al Senato non ci sono i numeri è la vera garanzia dell’affossamento della legge”. In un’intervista a Repubblica, l’ex premier ribadisce la posizione di Italia viva sulla legge contro l’omofobia che domani il Senato dovrebbe calendarizzare per il 13 luglio. “Se al Senato non ci sono i numeri preferisco fare una buona legge modificando qualcosa. In Italia, come noto, c’è ancora il bicameralismo: finché non cambia la Costituzione, il voto del Senato serve. Se poi vogliamo abolire il bicameralismo, io sono favorevole da sempre. Ci ho perso la poltrona per quella battaglia, non ho cambiato idea”, sottolinea il leader di Iv.

Il leader di Iv: “Per fare le leggi servono i voti dei senatori, non i like degli influencer”

Se andiamo sotto su un emendamento a scrutinio segreto, questa legge è morta e ne riparliamo tra anni – avverte l’ex segretario del Pd . E quanti ragazzi gay soffriranno per la mancanza di questa legge? Voglio evitare questo rischio. Ma per fare le leggi servono i voti dei senatori, non i like degli influencer“. “Chi vuole una legge trova i numeri, chi vuole affossarla trova un alibi“, dice ancora Renzi: “Vedremo se la Lega si tirerà indietro. Per ora la questione è sempre la stessa, il contrasto tra massimalisti e riformisti. I massimalisti fanno i convegni, i riformisti fanno le leggi. Preferisco un buon compromesso a chi pensa di avere ragione solo lui ma non cambia le cose”.

Lo scontro in Parlamento

In Parlamento prosegue lo scontro, con l’ex ministro M5S Lucia Azzolina che punta il dito contro Renzi e Salvini rei di “sabotare la legge contro l’omotransfobia”. Da Forza Italia risponde Licia Ronzulli: “Basta con la falsa narrazione secondo la quale chi vuole modifiche al ddl Zan vorrebbe affossarlo“. Nel frattempo, la leader di FdI Giorgia Meloni lancia una provocazione: “Presenterò un atto in Parlamento in cui chiederò al governo di fermare ogni forma di accordo commerciale con i Paesi in cui l’omosessualità è un reato come Qatar, dove ad esempio faremo i mondiali, o Arabia Saudita”.

Nel mirino tre articoli del ddl: 1, 4 e 7

Nel mirino ci sono soprattutto tre articoli del ddl Zan: l’1, il 4 e il 7, sull’identità di genere, sul reato di opinione che fa della legge un bavaglio e sulla giornata contro l’omofobia nelle scuole. Il punto è che con il voto segreto, come sottolinea Renzi, il testo rischia fortemente di non passare, mettendo a dura prova la tenuta della variopinta maggioranza. Intanto il leader di Iv si difende da chi lo accusa di fare il gioco della Lega: “Il Pd deve decidere: vuole una bandierina anche a costo di condannare una generazione di ragazze e ragazzi gay a non avere tutele o preferisce una legge? Io non avrei dubbi. È vero che per tanti anni i dirigenti dem hanno preferito il consenso identitario al compromesso politico. Infatti fino a che non sono arrivato io, nessuno ha fatto la legge sulle unioni civili”, ricorda Renzi.

Iv: “Il voto segreto è una lotteria”

Sulla stessa linea del suo leader di partito il sottosegretario all’Interno Ivan Scalfarotto. “Il ddl Zan l’ho votato, ma senza un ampio consenso in Aula si rischia il Vietnam“, fa presente facendo anche lui stracciare le vesti alla sinistra. Gli articoli incriminati vanno modificati, insomma. E proprio Scalfarotto propone un suo emendamento (invitando il centrodestra a votarlo). “Se Iv voterà in maniera diversa da come ha fatto alla Camera le persone poi valuteranno“, avverte il vicepresidente dei senatori dem Franco Mirabelli. Iv però è convinta che il ddl così com’è non sarà approvato: “Al momento sarebbero solo 10 i voti di differenza, senza contare che i voti segreti saranno una quarantina, una lotteria – spiegano i renziani -. Se Letta andrà avanti a muso duro ha due possibilità: o il ddl Zan passa o ha ucciso una legge di questo tipo anche per i prossimi anni”, fanno presente.

Salvini: “E’ il Pd che vuole affossare la legge”

Intanto Matteo Salvini coglie la palla al balzo e riparte alla carica. “Se dal ddl Zan togliamo l’ideologia, il coinvolgimento dei bambini e l’attacco alla libertà di pensiero, intervenendo sugli articoli 1, 4 e 7, finalmente si smette di litigare e si approva una norma di protezione e civiltà. Se il Pd invece rifiuterà ascolto e dialogo, invocati anche da tante associazioni e movimenti di gay, lesbiche e femministe, si assumerà la responsabilità di affossare questa legge. A me non interessa litigare, io lavoro per risolvere i problemi e proteggere gli italiani”, conclude il leader della Lega.

Parola al Pd, dunque. Anche se per adesso i dem restano irremovibili. “La proposta di mediazione dei renziani è irricevibile. Non giochiamo sulla pelle delle persone per calcoli di tattica politica”, dice Mirabelli. In realtà, come ripetono praticamente tutti, Pd e M5S vogliono imporre una legge bavaglio, che impedisce ai cittadini di pensarla diversamente dalla lobby Lgbt. Sulla pelle di tutti gli italiani, visto che è un tema assolutamente non urgente, fortemente divisivo, inaccettabile dal punto di vista dei diritti costituzionali e che allarme pure il Vaticano.

Adolfo Spezzaferro



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