Roma, 22 dic – “Sono un nonno al servizio delle istituzioni“: così Mario Draghi oggi alla conferenza stampa di fine anno. Il premier ha risposto alle domande dei giornalisti e ha dribblato tutte quelle sul suo futuro, soprattutto quelle relative a una sua possibile candidatura per il Quirinale. “E’ il Parlamento a decidere la vita del governo. I miei destini personali non contano, sono al servizio delle istituzioni“, ha chiarito l’ex numero uno della Bce. Sia chiaro, definirsi al servizio delle istituzioni significa pure che se lo votano tutti quanti, lui al Colle ci va. Ma non siamo sicuri che sia proprio questa la sua volontà.

Draghi dribbla le domande sul suo futuro (magari al Quirinale)

Intanto, Draghi oggi ha riscoperto come per incanto la centralità del Parlamento, finora puntualmente bypassato. Proprio oggi che gli chiedevano della battaglia per il Colle e di quali fossero le sue intenzioni. Lui si è schermito con un “l’importante è vivere il presente e farlo al meglio possibile“. Finché una giornalista non ha esordito con un “Visto che le domande sul suo futuro non le piacciono”… Tra risate e convenevoli, Draghi ha tirato dritto evitando accuratamente di dare risposte compromettenti perché troppo chiare e precise. Sull’eventuale proseguimento della legislatura per un altro anno, il premier ha affermato che “l’importante è che il governo sia sostenuto da una maggioranza come quella che ha sostenuto questo governo, la più ampia possibile“. 

Il premier: “Sostegno forze politiche è fondamentale per il governo”

“Il governo è nato chiamato dal presidente della Repubblica, ha fatto tanto di quello che era chiamato a fare, fondamentale è stato il sostegno delle forze politiche ed è quello che conta. Le forze politiche sono quelle che hanno permesso a questo governo di agire. L’azione di governo non è nelle mani di individui, sarebbe fare una offesa all’Italia che è molto di più di persone individuali, è determinata da un complesso di forze, di persone e di sostegno politico che permettono di andare nella direzione giusta”, ha chiarito Draghi.

“No a ruoli diversi del capo dello Stato: governo è parlamentare”

Poi arriva l’indizio più interessante. Quando gli hanno chiesto se fosse favorevole, oltre alla funzione di “notaio della Repubblica”, a un ruolo del presidente della Repubblica di accompagnamento della funzione esecutiva, Draghi ha risposto di no. “Il governo previsto dalla Costituzione è parlamentare. Il presidente della Repubblica non è tanto un notaio quanto un garante”. “L’esempio del presidente Mattarella è forse la migliore guida alla interpretazione del ruolo del capo dello Stato in Costituzione. Ha garantito l’unità nazionale con una maggioranza ampia che ha sostenuto e protetto il governo che sa cercando di fare il meglio possibile”.

Per l’ex numero uno della Bce Mattarella è l’esempio migliore di capo dello Stato secondo la Costituzione

In sostanza, il riferimento a Mattarella come esempio da seguire significa due cose: che così come l’attuale capo dello Stato non vuole forzare le regole e non intende fare il bis, così Draghi non intende andare a fare il Presidente. Perché? E’ semplice: fintanto che la Costituzione prevede che il presidente della Repubblica non incida nell’azione di governo, a Draghi non interessa andare al Colle. Una riforma verso un presidenzialismo invece gli interesserebbe, eccome. Ma per quella ci vuole tempo – sette anni, magari. L’ha detto lui stesso, d’altronde, che è al servizio delle istituzioni. E un uomo delle istituzioni non si mette a fare il Napolitano della situazione se prima le istituzioni non vengono riformate.

Nelle parole del premier su Mattarella dunque a nostro avviso potrebbe esserci la conferma che Draghi intenda restare a Palazzo Chigi. Staremo a vedere. Intanto domani il vertice di centrodestra dovrebbe confermare la candidatura al Quirinale di Silvio Berlusconi.

Adolfo Spezzaferro

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5 Commenti

  1. Mi sembra che Draghi stia ripartendo le responsabilità per lo scempio che sta consumando del nostro Paese. Ci sta dicendo, in buona sostanza, che quando ci accorgeremo anche dei dettagli di come siamo stati svenduti a potenze straniere e impoveriti, non dovremmo imputare a lui tutte le responsabilità, ma che sia il Parlamento che il Presidente della Repubblica erano suoi complici. Specifica anche che bisogna pensare al presente: segno evidente che non abbiamo un futuro.

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