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Roma, 26 mag – Un governo traballante che rischia di cascare a ogni piè sospinto da Renzi, cambia di nuovo idea sulla data ipotetica delle elezioni amministrative. Dovevano tenersi a maggio, poi il coronavirus ha fatto saltare tutto e la maggioranza giallofucsia ha provato ad adottare celermente un piano di riserva: election day in autunno, a breve distanza dal referendum sul taglio dei parlamentari (anch’esso rimandato). Alcuni governatori regionali e qualche esponente dell’opposizione hanno iniziato però un pressing serrato per convincere il governo a cambiare idea, identificando il mese di luglio come il più adatto. Qualche giorno fa è arrivato sì un cambio di programma, ma con data virtualmente fissata il 13 settembre.

Oggi l’ennesimo contrordine, visto mai che qualcuno si convinca della capacità decisionale di questo esecutivo, e nuova ipotesi: election day il 20 settembre. E’ quanto emerso durante la riunione a Palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte con i capi delegazione di maggioranza, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia. Adesso quindi si punta alla data unica per elezioni regionali, comunali e referendume sul taglio dei parlamentari. E per evitare, probabilmente, una campagna elettorale concentrata nel mese di agosto, ecco la pensata di spostare il voto a domenica 20 settembre.

Accordo tra regioni e governo?

Secondo quanto riportato da Adnkronos, durante i lavori della commissione Affari costituzionali della Camera, il sottosegretario agli Interni, Achille Variati, ha confermato questa data già avanzata in sede di governo durante la riunione con i capidelegazione della maggioranza. Governo e Regioni “sono addivenuti a un accordo”, avrebbe dichiarato Variati, stando a quanto riferito da Il Fatto Quotidiano. Tutto risolto e giorno certo quindi? Non proprio, perché come detto abbiamo assistito sinora a diversi dietrofront e improvvisi cambi di programma. Non è improbabile allora che l’esecutivo giallofucsia riveda di nuovo le proprie intenzioni.

Quel che è certo è che il Comitato tecnico scientifico consigliava di non arrivare a ottobre, perché il coronavirus potrebbe tornare a farsi più aggressivo in quel periodo. Visto quanto dichiarato alcuni giorni fa da Luca Zaia, è poi difficile pensare che davvero le regioni siano del tutto concordi. Ma il governatore leghista del Veneto non è l’unico ad aver mostrato perplessità. Ad esempio Michele Emiliano, presidente della Puglia, invocando il voto a luglio aveva finanche chiesto l’intervento di Mattarella: “Credo sia opportuno un intervento del presidente della Repubblica, custode della Costituzione”.

Alessandro Della Guglia

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