rating5-212505_tn[1]Roma, 26 mag – Oggi gli italiani hanno sofferto di strabismo. A partire dalle nove del mattino un occhio è stato sui risultati delle elezioni europee e l’altro sui mercati. Come avrebbe reagito la Borsa ai risultati di questa tornata elettorale?  Lo spread sarebbe salito o sceso? Non importa il vincitore. L’essenziale è che la Trimūrti delle Agenzie di rating (Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch) approvino la scelta degli elettori. In caso contrario saranno guai. Non serve tener conto dei risultati delle urne per capire gli animal spirit del mercato. In realtà, però, questo strabismo è diventato cronico. È stata una campagna elettorale in cui i procedimenti penali si sono confusi con le tribune elettorali.


Nel pomeriggio finalmente la fumata bianca con l’annuncio in pompa magna di Repubblica: “Renzi trionfa e batte lo spread”. E i mercati vissero felici e contenti.

Ma, a proposito di processi e di rating dobbiamo ricordare quello che avviene in quel di Trani. Infatti, nella città pugliese si gioca una partita importante. Il Pm Michele Ruggiero della Procura di Trani afferma che: “ S&P avrebbe messo in essere una serie di artifici concretamente idonei a provocare una destabilizzazione dell’immagine, prestigio e affidamento creditizio dell’Italia sui mercati finanziari, con l’aggravante di aver cagionato alla Repubblica Italiana un danno patrimoniale di rilevantissima gravità. Tra il maggio 2011 e gennaio 2012 si è consumato un vero e proprio disegno criminoso contro l’Italia, anche con la finalità di indebolire la moneta unica europea, destabilizzando l’euro”. Altro che Merkel, per capire chi decideva le nostre sorti basta ascoltare le intercettazioni telefoniche tra la sede di Milano e quella di New York di Standard & Poor’s.

Le nostre sorti a quanto pare sono decise da questi signori. Giudici in terra del bene e del male.  Il loro insindacabile giudizio sulla solvibilità delle nazioni è aldilà del bene e del male. Anche se bisognerebbe ricordare che i loro padroni sono gli stessi Fondi di Investimento che dettano legge nel mercato globale. Nulla di scientifico, dunque, ma solo puro interesse.

Per capire meglio quanto si sta affermando è necessario riavvolgere il nastro della storia. Nel 2011 le tre agenzie di rating principali, Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch, hanno abbassato il rating del debito italiano inaugurando una stagione di circa 3 anni che ha portato l’Italia ad avere l’attuale rating quasi spazzatura. Praticamente, il messaggio che davamo agli investitori era il seguente: prestateci i soldi ma non garantiamo di poterveli restituire. Ora il tasso del BTP decennale è sceso sotto al 4%, mentre i titoli con scadenza entro i 12 mesi sono addirittura sotto al livello dell’1%. In tal senso, è lo stesso mercato e gli operatori finanziari che hanno mostrato di non aver creduto alle agenzie di rating, tant’è che ai rendimenti impliciti di oggi i titoli del Tesoro italiani sono tornati ad essere molti prossimi a Paesi come Francia, USA e Olanda, tanto per citare alcuni tra i Paesi notoriamente ad alto rating. Quindi, siamo fuori dal tunnel? Non proprio. Infatti, rispetto al 2011, il PIL continua a decrescere, il rapporto debito pubblico/PIL è peggiorato, il deficit di bilancio è rimasto tale e quale e per ora è sparita dall’orizzonte la promessa del pareggio di bilancio sul quale tanto affidamento avevano fatto le agenzie di rating. Infine, la disoccupazione è una linea retta che sale senza sosta.

Ci continuiamo a fidare di questi signori? Certo. Ma la domanda fondamentale resta questa: cosa pensiamo di ottenere dall’esito di queste elezioni? Nessun futuro parlamentare europeo proporrà una Agenzia di Rating Europea. Infatti, abbiamo mandato avanti una classe dirigente che, per dolo o colpa grave, resta indifferente di fronte all’attacco giornaliero alla sovranità del Paese. Però, guardiamo il bicchiere mezzo pieno. La Trimūrti può stare serena. Indipendentemente dall’esito di questa tornata elettorale, nessuno alzerà la voce contro di essa. Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch continueranno, indisturbati, a manovrare numeri e dati sulla nostra pelle. In Italia, infatti, la sovranità appartiene agli speculatori, che la esercitano nelle forme e nei limiti stabiliti dalla Costituzione. Vuolsi così colà dove si puote, e più non dimandare.

Salvatore Recupero

Commenta