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Roma, 26 gen – Urne aperte in Calabria e in Emilia Romagna da stamani alle 7 fino alle 23. Sono circa 5 milioni e mezzo i cittadini chiamati al voto per eleggere il presidente della Regione e il Consiglio Regionale: oltre 3,5 milioni in Emilia Romagna e circa 1,8 milioni in Calabria. A partire dalla chiusura delle urne verranno diffusi i primi gli exit poll e le proiezioni in tempo reale sui candidati Presidente della Regione e subito dopo quelle relative alle coalizioni e alle singole liste. Qualunque sia l’esito finale delle votazioni, il governo giallofucsia non sloggerà. Dal premier Giuseppe Conte, ai principali esponenti di Pd e M5S, il coro è stato unanime: questa maggioranza non cadrà.

Eventuale effetto domino

Sta di fatto che in caso di vittoria del centrodestra, come ovvio soprattutto in Emilia Romagna, più che uno scossone si verificherebbe un terremoto politico. Se dovesse crollare la storica roccaforte rossa, fino a pochi anni fa giudicata inespugnabile, la sinistra subirebbe un colpo fatale in termini di credibilità. Perché se da una parte si sfalderebbe un sistema oliato da decenni, fatto di per sé già destabilizzante per un’intera classe politica cresciuta a pane, Peppone e feste dell’Unità, dall’altra si spalencherebbe la strada all’effetto domino psicologico in vista delle prossime amministrative di primavera. A prescindere dalle ventilate dimissioni di Zingaretti e dal Pd che dovrebbe tentare frettolosamente una rifondazione totale, è soprattutto tra i cittadini italiani che la percezione politica potrebbe cambiare radicalmente.

La notte della sinistra

Dopo una campagna elettorale (e mediatica) incentrata sull’esaltazione delle Sardine, stucchevoli “truppe d’appoggio” in assenza di un esercito reale capace anche solo di riempire una piazza, alla sinistra resterebbe una sola ancora di salvezza: la Toscana. Per evitare la Waterloo emiliana il Pd si è affidato ai pesci ossei, in preda alla sindrome da ultima spiaggia e ammettendo implicitamente di non essere più in grado di reggere il confronto con gli avversari politici senza l’utilizzo di armi politiche non convenzionali. Se neppure questo dovesse essere sufficiente a garantirgli la sopravvivenza, dovrebbe contare su qualche altro gioco di luci psichedeliche per frenare l’emorragia di voti. Improbabile, tanto quanto le barricate di un governo privo a quel punto del benché minimo consenso popolare, retto su partiti dimezzati senza leader e senza cartucce da sparare. La notte della sinistra, così come descritta da Federico Rampini, diventerebbe fonda. Prima di affondare in una dantesca palude Stigia.

Eugenio Palazzini

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