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C’era una volta l’avvocato del popolo. Fine ingloriosa di Giuseppe Conte

by Eugenio Palazzini
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Conte, primo ministro

Roma, 3 feb – Giuseppe Conte sembrava l’uomo sbagliato al posto giusto. Un perfetto sconosciuto salito d’un tratto al trono, eppure – o forse proprio per questo – in grado di cambiare volto passando da un governo all’altro. Anello di congiunzione di tutto, capace di presentarsi prima come portavoce del sovranismo e poi come strenuo difensore dell’europeismo. Giallo, verde, bianco, fucsia. Conte è riuscito a sfuggire a qualunque sistema di codificazione per l’identificazione dei colori. L’esatto opposto dell’Italia da lui suddivisa su base cromatica. Prendete due differenti colori primari a caso e mescolate, quello che otterrete è un colore secondario che Conte era in grado di incarnare senza alcun imbarazzo. Era tutto e in quanto tale non poteva non essere. Ma la scuola eleatica ogni tanto inciampa nell’imponderabile.

Conte non ha fatto i conti

Andreotti sosteneva che i Verdi quando maturano diventano rossi, un’acuta osservazione oramai poco attinente all’attuale panorama politico e che Conte ha stracciato in pochi balzi da una parte all’altra. Lui era sia verde che rosso. Un uomo per tutte le stagioni che appariva in grado di non tramontare mai, se non altro perché utile a chiunque per unire parti apparentemente inconciliabili. A tal punto che la sua saga sembrava destinata a proseguire ancora all’infinito. E invece, all’improvviso, Conte è sparito. Eliminato senza pietà dal fuoco amico. E non ci mancheranno i Dpcm schizofrenici. Non ci mancherà il paternalismo in diretta Facebook. Non ci mancheranno le lezioncine da buon padre di famiglia. Non ci mancherà neppure il navigare a vista. Più di ogni altra considerazione sull’operato dell’ormai ex primo ministro, è d’un tratto sparito l’approccio alla politica dell’avvocato del popolo trasmutato in portavoce dell’estabilishment.

La solitudine di Conte

Conte adesso si è trincerato in un silenzio imprevedibile fino a pochi giorni fa. E dal suo portavoce, Rocco Casalino, è arrivata una nota dal sapore mesto: “Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo le dimissioni rassegnate al Capo dello Stato, ha ritenuto di non dover assumere alcun ruolo o posizione pubblica in questa delicata fase per il Paese, nel rispetto dell’impegno profuso dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal Presidente della Camera Roberto Fico”. Silenzio dunque, perché “come ricordato nei giorni scorsi – prosegue la nota di Casalino – il Presidente del Consiglio non ritiene di dover rilasciare dichiarazioni mantenendo invece il doveroso riserbo sulla evoluzione della crisi di governo”.

Eppure sul Corriere della Sera è spuntato un presunto sfogo di Conte: “Ho sbagliato a dimettermi, se non avessi fatto quel passo forse, ora...”. E ancora: “Era tutto già scritto. Renzi aveva già un accordo col centrodestra. Salvini e Berlusconi gli hanno garantito che ci staranno, altri non potranno che accodarsi. A me era chiaro sin da subito, a qualcun altro forse no”. Sono virgolettati che Palazzo Chigi ha smentito categoricamente, ma che non è improbabile che l’ex primo ministro si stia disperando così. Ha forse scoperto che la politica è impietosa e che nessuno è indispensabile, che l’anello del potere è un tesoro pericoloso e che prima o poi arrivano Draghi a incenerirlo.

Eugenio Palazzini

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4 comments

blackwater 3 Febbraio 2021 - 1:16

credevo nessuno potesse battere Fini.

eppure questo “Gonde” nemmeno è riuscito nel miracolo:

sconfessare gli stessi “decreti sicurezza” da lui avallati pur di rimanere attaccat alla poltrona.

nessuna “prvrvrvroga” (proroga) in questo caso.

e per fortuna.

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Conte: “Torno a Firenze a fare il professore”. L’attimo fuggente di un premier per caso | NUTesla | The Informant 15 Febbraio 2021 - 9:11

[…] attimo fungente da uomo sopra le parti gli è infatti sfuggito di mano d’un tratto, trasmutato in anello di congiunzione di tutto. Primo ministro capace di presentarsi prima come portavoce del sovranismo e poi come strenuo […]

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Conte: “Torno a Firenze a fare il professore”. L’attimo fuggente di un premier per caso 15 Febbraio 2021 - 9:17

[…] attimo fungente da uomo sopra le parti gli è infatti sfuggito di mano d’un tratto, trasmutato in anello di congiunzione di tutto. Primo ministro capace di presentarsi prima come portavoce del sovranismo e poi come strenuo […]

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Conte: “Torno a Firenze a fare il professore”. L’attimo fuggente di un premier per caso - 16 Febbraio 2021 - 2:13

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