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Califormia Prepares For Flood Of Gay WeddingsStrasburgo, 22 lug – La Corte europea dei diritti dell’uomo, di sede a Strasburgo, ha lanciato un duro monito all’Italia: “la protezione legale attualmente vigente per le coppie dello stesso sesso non solo non garantisce i bisogni fondamentali di una relazione stabile, ma non è neanche sufficientemente affidabile”. Secondo la Cedu siamo dunque arretrati e inaffidabili, e il nostro Parlamento è pregato di aggiornarsi al fine di riconoscere le coppie gay. L’Italia dovrà quindi obbligatoriamente aprire a matrimoni omosessuali e adozioni? Non proprio, vediamo cosa sostiene la Cedu più dettagliatamente.
Cosa si chiede all’Italia: la Cedu sostiene che “la protezione legale attualmente disponibile per le coppie dello stesso sesso non è sufficientemente affidabile”. Per questo secondo la corte l‘Italia deve trovare una “qualche forma di riconoscimento legale” e garantire “protezione” anche per le relazioni tra persone dello stesso sesso, considerato che vengono già vissute “per la gran parte apertamente”. Secondo i giudici della Cedu il governo italiano dovrebbe optare per “un’unione civile o una partnership registrata”.
Nessuna sanzione: la Corte, ricordando che leggi ad hoc per le coppie omosessuali sono in vigore nella maggior parte degli Stati membri dell’Ue, spinge di fatto l’Italia ad accelerare i tempi approvando normative analoghe. Nel caso comunque l’Italia non introducesse una legge apposita non sono previste sanzioni. Si tratta quindi di una sentenza che esprime un’esortazione ma non un vincolo.
Nessun obbligo su nozze gay e adozioni: i giudici della Cedu hanno respinto il ricorso presentato da tre coppie italiane, coordinate dall’associazione radicale “Certi Diritti”, che chiedeva il riconoscimento delle nozze gay, perché la Convenzione europea per i diritti dell’uomo “non impone un obbligo agli Stati di garantire l’accesso al matrimonio alle coppie dello stesso sesso”. Per quanto riguarda le adozioni la Cedu evita di esprimersi, lasciando di fatto discrezionalità allo Stato membro. Stessa cosa sulla cosiddetta “stepchild adoption” (l’adozione del figliastro), ovvero l’adozione da parte di uno dei due componenti di una coppia del figlio, naturale o adottivo, del partner. In realtà si tratta di un istituto anglosassone che si riferisce sia a coppie omosessuali che a coppie eterosessuali. La sentenza di Strasburgo non esprime direttive a riguardo.
Esultano tutti: le reazioni alla sentenza ricalcano quelle dei risultati elettorali: hanno vinto tutti. Ivan Scalfarotto del Pd si è lasciato andare: “Ho digiunato per spiegare che non avere una legge sulle unioni gay era un grave imbarazzo per l’Italia. Oggi la CEDU condanna l’Italia”. Per il Ms5 si tratta di “un sonoro schiaffone all’Italia, che dopo 30 anni di contrapposizioni ideologiche e sterili polemiche non è ancora riuscita a offrire un riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali”. Eppure è contento anche Giovanardi: “Escluse esplicitamente le adozioni, le pratiche dell’utero in affitto e la reversibilità”, afferma l’esponente Ncd. Così come Enrico Oliari, presidente di Gaylib, l’unica associazione gay di destra, che si dice “felicissimo” della sentenza.
L’unico a spostare l’attenzione sui problemi reali italiani è Matteo Salvini: “La Corte di Strasburgo condanna l’Italia perché non riconosce le coppie gay. Non una parola sull’immigrazione, sulle tasse, sulle pensioni, sulla disoccupazione. Penso che le emergenze, per eterosessuali e omosessuali, siano queste. La Corte di Strasburgo ha rotto le palle! Non sarà un burocrate europeo a decidere il Futuro nostro, e dei nostri figli.”
Eugenio Palazzini





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