Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 29 ott – “Basta alleanze con il Pd“. Così il ministro degli Esteri e capo politico del M5S Luigi Di Maio, in un’intervista al Corriere della Sera, elabora la pesante sconfitta elettorale di domenica in Umbria. “Non è un mistero che io fossi il più perplesso su questa intesa” perché “noi siamo alternativi e non complementari ai partiti“, ha ricordato l’ex vicepremier. “Tutte le analisi di voto dicono che la metà dei nostri elettori si è astenuta a causa della coalizione con il Pd“, ha sottolineato. “Sono del parere che si vince e si perde sempre insieme e mai come in questo momento il Movimento nelle sue varie parti è concorde sul restare al governo“, conclude Di Maio, sperando di convincere lui per primo che i 5 Stelle siano ancora uniti dopo la debacle umbra.

Zingaretti non ci sta a fare la parte che fu di Salvini

Ma il punto è proprio questo: i giallofucsia sono costretti a restare insieme per poter continuare a governare, nonostante le divisioni siano ancora più ampie, alla luce del voto in Umbria. E in casa Pd il malumore è crescente: il rischio è quello di ritrovarsi in balia di una coabitazione forzata a Palazzo Chigi sulla falsa riga dell’alleanza Lega-M5S. Tanto che il senatore dem Luigi Zanda avverte: “Il Pd non è la Lega, se Di Maio vuole crisi lo dica“. E sul fronte delle alleanze elettorali, “se Di Maio vuole andare avanti da solo con l’8%, auguri!“, fa presente il segretario Pd Nicola Zingaretti sottolineando come in Umbria sia stato il Pd a tenere botta e non di certo i 5 Stelle. Il governatore del Lazio non ci gira intorno: “L’alleanza ha senso solo ed esclusivamente se vive in questo comune sentire delle forze politiche che ne fanno parte, altrimenti la sua esistenza è inutile e sarà meglio trarne le conseguenze”.

Il banco di prova è la legge di Bilancio

Il banco di prova per la tenuta dell’alleanza giallofucsia sarà la legge di Bilancio. Il Pd ora, a maggior ragione che M5S e Italia Viva di Matteo Renzi abbiano messo in discussione le misure che erano state approvate nel Consiglio dei ministri, non vuole più sentire storie. “Dobbiamo costruire speranze, non alimentare polemiche”, scrive Zingaretti su Facebook. Con la speranza che i 5 Stelle non facciano gli oppositivi come ai tempi del contratto di governo con la Lega.

Certo, si naviga a vista fino alle Regionali dell’Emilia-Romagna. Dopo il voto del 26 gennaio tutto è possibile, proprio in virtù delle dinamiche tra M5S e Pd. E questo lo sanno sia Zingaretti che, a maggior ragione, Di Maio, la cui leadership dei 5 Stelle è già profondamente incrinata. Se i giallofucsia dovessero perdere la “regione rossa” per antonomasia, anche l’imperturbabile premier Giuseppe Conte avrebbe ben poco da consolarsi con “il cielo, il sole e il mare” e dovrebbe iniziare a preparare le valigie.

Adolfo Spezzaferro

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

  1. Seppure il governo dovrå cadere, non si andrá mai alle elezioni.
    Pur di non andare a casa e non perdere i soldini, i parlamentari daranno la fiducia a chiunque Mattarella voglia dare l’incarico.

Commenta