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Roma, 15 lug – Green pass obbligatorio per i luoghi a rischio assembramento: il governo lavora a un modello all’italiana, meno rigido di quello francese, stoppato subito dalla Lega. Certificazione verde per entrare negli stadi e nelle palestre, per partecipare agli eventi e ai convegni, per salire su treni e aerei, assistere agli spettacoli, ballare nelle discoteche. Ma l’eventuale obbligo anche per i ristoranti al chiuso scatena le ire della categoria, pronta a scendere in piazza dopo mesi e mesi di chiusure.



Green pass all’italiana, governo studia modello meno rigido di quello francese

Al momento, prevale una linea meno rigida del modello Macron in Francia – dove il green pass è obbligatorio praticamente per tutto e infatti i cittadini sono scesi in piazza a protestare. Il ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, spiega che “la variante Delta ci preoccupa e quindi credo che si debba trovare una via italiana all’utilizzo ampio del green pass. Non inseguiamo modelli stranieri, ma certamente il governo valuterà di estendere l’utilizzo ad altri servizi nella logica di incentivare le vaccinazioni“. Dal canto suo, Matteo Salvini avverte subito che “scelte estreme non piacciono né a me né a Draghi. Il modello francese è fuori discussione“. Nel Pd – neanche a dirlo – in molti accarezzano l’idea di adottare restrizioni come in Francia.

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Governatori divisi tra favorevoli e contrari

Anche le regioni si schierano su fronti diversi. Lazio, Campania, Emilia-Romagna e Liguria, ad esempio, sono favorevoli a un obbligo esteso del green pass, mentre Lombardia e Veneto sono contrarie. In generale, comunque, i governatori chiedono di rivedere i criteri di assegnazione delle fasce di rischio. Questo perché già dalla prossima settimana, in base ai contagi, alcune regioni potrebbero tornare in zona gialla. Ma – spiegano i governatori – non avrebbe senso: infatti i ricoveri non sono in aumento e le terapie intensive sono vuote. Un criterio per la classificazione di fascia di rischio sarebbe dunque quello del numero di ricoveri. In tal senso, però, il governo potrebbe accontentare tutti (si fa per dire) con l’obbligo del green pass, che basterebbe da solo a evitare altre restrizioni.

Il governo punta all’obbligo indiretto per il vaccino

Occhi puntati sul premier Mario Draghi, dunque, il quale – dopo aver chiesto il parere degli esperti del Cts – dovrà trovare la quadra tra chi, come il solito Speranza, chiede maggiori restrizioni e chi, come la Lega, è contrario. Una cosa è certa – come ha già scritto il Primato Nazionale – il governo punta a un obbligo indiretto per spingere tutti a fare il vaccino. Imporre il green pass va in questa direzione: perché spendere una fortuna in tamponi quando puoi fare il vaccino gratis? Lo stesso sottosegretario alla Salute Sileri (fan della prima ora del modello Macron) l’ha ammesso candidamente: “Se mettiamo il green pass obbligatorio per le discoteche i giovani correranno in massa a vaccinarsi”.

Green pass: ecco per cosa è già obbligatorio

Intanto, ecco qual è il quadro attuale. L’obbligo del green pass è ora in vigore per stadi e concerti. E sarà rinnovato in vista della ripresa del campionato di calcio e delle altre discipline sportive. Certificazione verde necessaria anche per i congressi e gli eventi. Anche per chi pratica attività sportiva nei circoli e nelle palestre dovrà esibire il green pass. Ancora in stand-by la decisione sulle discoteche che al momento nessuno – Lega a parte – spinge per riaprire. Anche se come detto proprio il green pass obbligatorio permetterebbe una riapertura.

Possibile estensione per aerei e treni

Allo studio anche la possibilità di estendere l’obbligo del green pass per i trasporti. Permetterebbe di viaggiare con capienza piena su treni e aerei. Sembra invece escluso che ciò avvenga per i mezzi pubblici cittadini, dove sarebbe difficile effettuare i controlli. Tuttavia niente è già deciso su questo fronte, soprattutto in vista della ripresa delle scuole e l’inevitabile ressa su bus, tram e metro.

Il nodo ristoranti

Il nodo più difficile da sciogliere è invece quello per i ristoranti. I gestori dei locali già annunciano proteste perché giustamente ritengono che l’obbligo del green pass darebbe un ulteriore duro colpo a un settore rimasto fermo per mesi. Una mediazione potrebbe essere imporlo soltanto nei locali al chiuso, oppure in base alla capienza.

Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. Cito” Certificazione verde per entrare negli stadi e nelle palestre, per partecipare agli eventi e ai convegni, per salire su treni e aerei, assistere agli spettacoli, ballare nelle discoteche.”
    Praticamente.. vi pare possibile che uno che va due o tre volte alla settimana in palestra faccia il pass?(per esempio). A pagamento per chi non è vaccinato? Follia. Sarebbe impossibile per lui fare sport regolarmente. E chi assiste la sera a un piccolo concerto più volte alla settimana, magari bevendo qualcosa, mica può pagare il tampone ogni volta..
    Che presa per il culo, messa in questo senso sarebbe quasi uguale a quella di Macron, mancherebbero solo i bar, nei quali, fra l’altro l’applicazione mi pare difficile, perché un gruppo di persone può far comprare le cose e mangiare fuori come si è sempre fatto.
    Non deve passare neanche l’idea della Gelmini che “soft” non è..
    Vuole allargare comunque l’uso del green pass Le persone “non vaccinate” perderanno “altri” diritti e saranno discriminate in sempre più posti. Avrebbero escluso i bar, eventualmente, come è scritto sopra, non per difendere la libertà individuale della gente(sacrosanta) ma perché la categoria si potrebbe arrabbiare(come detto sopra).
    Non facciamoci prendere per il culo.
    No al metodo Macron.. No al metodo Gelmini.
    Andare in piazza a protestare subito..come in Francia.

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