Ismaele La Vardera flop elettorale Palermo Salvini MeloniPalermo, 13 giu – “Oggi Palermo scrive la sua storia io ho deciso di passare questa giornata con mia mamma e la sua pasta al forno. Buon voto a tutti”. L’immagine di Ismaele La Vardera raggiante insieme alla madre e alla pasta da infornare è l’ultimo post che troviamo su Facebook dalla pagina “Ismaele La Vardera Sindaco”, pubblicato l’11 giugno alle ore 14.02. Probabilmente la “storia” che Palermo ha scritto con il voto non è piaciuta al candidato pro accoglienza, che inspiegabilmente il duo “populista” Salvini-Meloni aveva deciso di appoggiare in queste elezioni comunali. Il silenzio tombale di un candidato che fino al giorno prima delle elezioni era senza dubbio il più “social”, è spiegato dal clamoroso flop elettorale: solo il 2,6% dei palermitani ha messo la croce sul nome di Ismaele La Vardera. Eppure ad appoggiarlo c’erano teoricamente tre forze: due partiti importanti come Fratelli d’Italia e Noi con Salvini, più la sigla “centro destra”.

La realtà dei fatti è un’altra e ve l’avevamo già raccontata senza mezzi termini il 3 aprile scorso, poco dopo l’ufficializzazione da parte di Salvini e Meloni del sostegno a La Vardera. Noi con Salvini e Fratelli d’Italia a Palermo erano con “il culo per terra”, tanto che invece di tre liste, ne hanno presentata una unica con dentro le “tre palle” di Ncs, Fdi e appunto “il centrodestra”. Basti pensare che il più votato della lista ha preso poco più di 300 voti di preferenza. Numeri davvero impietosi per Salvini e Meloni nella quinta città italiana, che ora additano tutta la responsabilità al resto del centrodestra palermitano, colpevole di averli scaricati. Eppure il segretario leghista ci aveva provato a sostenere davvero La Vardera, quando il 26 maggio scorso si era venuto a mangiare il panino con la milza insieme al giovanissimo candidato sindaco, in un tripudio di dirette Facebook.

La candidatura di Ismaele La Vardera è stato un progetto politico a dir poco raffazzonato, uscito (giustamente) a brandelli dalle urne. Senza contenuti e con una comunicazione che non è riuscita ad uscire dal cliché del “giovane che trasuda empaticamente impegno civico”, La Vardera ha pagato l’inesperienza, come dimostra la presentazione un tantinello pretenziosa della sua “squadra di assessori” per amministrare Palermo pochi giorni prima del voto. Ma soprattutto ha pagato l’incoerenza, l’ha pagata lui e l’hanno pagata Salvini e Meloni. Perché la scelta di sostenere uno che sull’immigrazione ha posizioni praticamente coincidenti con la Boldrini non è stata capita dagli elettori “identitari”, mentre chi fino al giorno prima esaltava l’accoglienza ai poveri migranti di questa o quell’altra arcidiocesi e il giorno dopo è diventato il candidato della Lega Nord a Palermo, è stato giustamente accusato di essere un “venduto”.

Uno che tra l’altro si è venduto pure male, sputtanato senza nemmeno raggiungere l’obiettivo minimo di entrare in Consiglio Comunale. Se i risultati sono questi Salvini e Meloni potevano puntare direttamente sull’improponibile Francesco Vozza, che da due anni scimmiotta in maniera ridicola il segretario del Carroccio sulla sua pagina Facebook, dove “invece di pubblicare i pizzoccheri alla valtellinese come “il capitano”, mostra ai suoi fan i cannoli della “tradizione” che mangia con orgoglio”. Tanto fare peggio di così era quasi impossibile.

Davide Di Stefano

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3 Commenti

  1. Senza una ideologia da contrapporre all’ideologia dei diritti umani non si va da nessuna parte. Tutti i politici condividono questa ideologia assurda che sta disgregando l’Italia. Per tutelare i diritti umani di sfaccendati, buoni a niente, parassiti, migranti, delinquenti, spacciatori, prostitute si distrugge la società. Salvini vorrebbe fare qualcosa ma non sa cosa fare, gli mancano le idee e finisce per arrabbattarsi.

  2. Griscenko ha colto il punto. Sembra che questo aspetto sfugga anche a CasaPound, molto impegnata sul fronte della militanza attiva, ma poco impegnata nell’edificare un’ideologia filosofica antagonistica e non subalterna al totalitarismo dei diritti umani, fonte di ogni perversione mondialista.

  3. Griscenko ha colto il punto. Sembra che questo aspetto sfugga anche a CasaPound, molto impegnata sul fronte della militanza attiva, ma poco impegnata nell’edificare un’ideologia filosofica antagonistica e non subalterna al totalitarismo dei diritti umani, fonte di ogni perversione mondialista.

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