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campagna per il NoRoma, 23 nov – Nella campagna più assurda che la storia politica italiana ricordi, spicca ogni tanto qualche trovata mediatica acuta, come l’immagine, che gira fra i sostenitori del No, che vede una saponetta con su scritto “basta un Sì”, tra i piedi di un uomo che si trova sotto la doccia. Il riferimento è ovvio: si tratta del luogo comune, oggetto di mille gag e barzellette, che vede, nei casi di doccia in comune, il gesto di chinarsi a raccogliere la saponetta come un improvvido “abbassamento delle difese” rispetto alle attenzioni sessuali altrui. Ma poiché si tratta di riuscita ironia, la cosa non poteva che suscitare l’indignazione degli ambienti più bacchettoni della società attuale: quelli lgbt.

In prima fila, ovviamente, l’incommentabile Monica Cirinnà, che parla del “più becero cliché del cameratismo omofobo, che pone l’atto omosessuale in senso spregiativo e canzonatorio”. La foto, secondo la senatrice, “manca di rispetto a tutti i cittadini omosessuali di questo paese che proprio anche a causa di questi cliché ancora oggi subiscono discriminazioni e ingiustizie. Il rimando a questo schema machista di sottomissione sessuale è uno dei peggiori mali della nostra cultura, e lo sanno bene anche tutte le donne che quotidianamente lo subiscono. Ecco perché non può in alcun modo essere sdoganato, nemmeno mascherandolo con una finta ironia”.

Anche Ivan Scalfarotto si è ribellato alla campagna: “E’ un’immagine profondamente (e abbastanza schifosamente) omofoba” perché “collega il rapporto anale a una cosa che è sempre violenta, umiliante. Che può essere solo subita, certamente mai voluta. Se raccogli la saponetta del sì, insomma, ti accade una cosa terribile, certamente non desiderabile, sarai fatto oggetto di una violenza, e per di più con l’inganno (stavo solo raccogliendo la mia saponetta ed ecco che l’ho preso – ovviamente mio malgrado – in quel posto). Questo conferma lo stereotipo per cui il rapporto sessuale completo tra due uomini non può mai essere voluto, soddisfacente, maturo, desiderato, basato sull’amore e sul desiderio reciproco. Che il ‘ricevente’ tra i due sia necessariamente uno che si sottomette a un atto immorale: non una persona che si dona, ma un pervertito dunque, o, nella migliore delle ipotesi, un malato”.

Ovviamente, agli occhi di chiunque sia solo un po’ meno talebano, è del tutto evidente che l’immagine della saponetta della doccia non richiama il dato per cui il rapporto anale “è sempre violento, umiliante”. Questo solo Scalfarotto l’ha pensato. L’immagine richiama solo un tipo di rapporto che è espressamente non voluto, quindi inflitto con la violenza e con l’inganno. Quello che fanno altri, volontariamente, sotto le lenzuola non è minimamente chiamato in causa. Sarebbe come a dire che una campagna contro gli stupri è sbagliata perché colpevolizza il sesso. Insomma, Cirinnà e Scalfarotto hanno perso un’altra occasione per stare zitti.

Giorgio Nigra

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