salvini2Roma, 20 giu – A Milano hanno fatto un’ammucchiata con alfaniani, verdiniani, democristiani, per sostenere un candidato liberale, moderato, che ha impiegato gran parte della campagna elettorale a prendere le distanze dai “fascisti”, a predicare l’accoglienza degli immigrati e a chiedere i voti degli elettori di sinistra. Eppure hanno perso lo stesso. A Varese, dove il movimento è nato, hanno ceduto il comune al Pd dopo 23 anni. A Roma, dopo un risultato ridicolo – come lista – e un indegno teatrino, hanno lanciato ammiccamenti al M5S, che si è ben guardato dal raccoglierli, facendo incetta dei loro voti senza concedere nulla in cambio. Le comunali della Lega Nord non sono andate proprio benissimo. Ed è decisamente un eufemismo.

Il Front national italiano si chiama Movimento 5 Stelle, non Lega Nord. Certo, non dal punto di vista dei programmi, che nel caso dei grillini sono spesso di estrema sinistra, ma il partito di protesta fuori dagli schieramenti lanciato dal vento populista è quello grillino, non certo quello salviniano. Ora nella Lega è in corso una sorta di dibattito per capire dove si è sbagliato. C’è da cambiare strategia, certo. Ma prima bisognerebbe averne una. Il Carroccio ha fatto e disfatto tutto e il contrario di tutto.

Sangue di Enea Ritter

La Lega, infatti, ha sbagliato a Roma, dove ha tentato un goffo e improbabile modello lepenista senza tanta convinzione, o a Milano, dove ha fatto l’esatto contrario, perdendo comunque in entrambi i casi? Dov’era radicata ha perso posizioni, dove doveva attecchire non esiste ancora (forse perché uno dei responsabili dello sbarco al centrosud considera il centrosud come un’altra nazione?). Insomma, grande è il caos sotto al cielo leghista. Matteo Salvini paga l’isolamento e il boicottaggio di gran parte del suo establishment, che baratterebbe il governo del mondo per un assessorato a Gallarate, ma paga anche i suoi limiti politici, che lo vedono primeggiare sui social e nei talk show, per poi esaurire in questa bolla di sapone mediatica tutta la sua forza.

Salvini lancia slogan, ma non decide. Non costruisce, non traccia direzioni da seguire. Non ha deciso di rompere con Berlusconi, ma non ha neanche deciso di farci la pace. Non ha deciso di essere leader, ma neanche di seguire la leadership di qualcun altro. È un efficace comunicatore, certo, e nel generale delirio del momento le sue uscite di buon senso sembrano trovate geniali. Ma la spinta delle comparsate tv non dura per sempre. A un certo punto devi iniziare a fare politica. E lì iniziano i problemi.

Giorgio Nigra

4 Commenti

  1. Analisi ottima che, direi, pone in evidenza i limiti reali dell’ attuale leader della Lega. Da leghista di vecchia data (sia pure NON fanatico) quale mi ritengo, esprimo l’ augurio che Salvini sappia fare la necessaria autocritica e trarne la dovuta lezione.

  2. Salvini sembra voler imitare il Veltroni di qualche anno fa ovvero la logica del “ma anche”. Si può attaccare gli alfaniani ma anche farci alleanze. Si può fare un movimento lepenista e sovranista insieme a Casapound ma anche tornare sotto l’alalva protettiva di papi Berlusca.
    Si può attaccare gli immigrati, ma anche mettere in lista qualche negretto per far vedere che non siamo “razzisti”, essere contro l’Ue e contro l’euro ma anche acciuciarsi con i filo-europeisti. Si vuole costruire un movimento euro-populista ma anche andare a strisciare in Israele. Si vuole prendere a modello Putin ma anche ammirare l’America.
    Piccolo particolare: Veltroni con questa logica fu spazzato via!
    Caro Salvini deciditi, perchè per prendere le sorti di questo paese non bastano i teatrini comodi da un Del Debbio qualsiasi!

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