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raggi bilancioRoma, 21 dic – Mancanza di equilibrio finanziario, perimetro delle partecipate non chiaro, debiti fuori bilancio e altre criticità. E così, il bilancio del comune di Roma, il primo della giunta a Cinque Stelle guidata da Virginia Raggi, deraglia miseramente in una sonora bocciatura, la prima della sua storia.

Non sufficienti gli spazi di finanza pubblica necessari al rispetto dell’equilibrio finanziario in relazione alle necessità che potrebbero rivelarsi rispetto al riconoscimento dei debiti fuori bilancio, alle passività potenziali comunque presenti e a tutte le criticità evidenziate nel presente parere ed esprime parere non favorevole, sulla proposta di approvazione del bilancio di previsione 2017-2019 e relativi allegati”. Con queste parole, pesanti come macigni, l’Oref – l’organismo di revisione finanziaria del Campidoglio – ha calato la scure sul bilancio di previsione 2017-2019, il primo varato dalla giunta Raggi. O meglio: tentato, dato che l’altolà ha costretto i grillini a sospendere fino a data da destinarsi l’assemblea capitolina.

Non solo i saldi di finanza pubblica ma anche il buco nero delle società partecipate, per le quali occorre “razionalizzare il perimetro – scrive sempre l’Oref – provvedendo alla cessione delle partecipazioni e/o allo scioglimento delle società non strettamente necessarie al perseguimento dei fini istituzionali dell’ente al fine del conseguimento di risparmi di
spese e riduzioni dei rischi derivanti della gestione delle società stesse”. Insomma, fra un indagato e l’altro e dopo mesi senza una vera e propria squadra di governo – con il nodo società strumentali ancora da risolversi del tutto – la Raggi non è ancora riuscita ad affrontare il tema che pure, vista la mole e le dimensioni, avrebbe dovuto occupare i primissimi posti in agenda.

Non valgono, a parziale scusante, i pochi mesi dall’insediamento. Perché è vero che la Virginia pentastellata occupa lo scranno più alto di Palazzo Senatorio solo da giugno, ma è anche vero che il bilancio bocciato non riguarda solo quello dell’anno venturo, bensì la programmazione triennale da qui al 2019. Quello che sembra emergere dalla relazione tecnica dell’Oref è dunque una totale mancanza di prospettive, apparentemente da imputare al dominus dei conti comunali, quell’Andrea Mazzillo dottore di ricerca (e figlio di magistrato della Corte dei Conti, oltre ad essere stato all’epoca vicino al Pd) che dimostra a pieno titolo come le qualità tecniche senza una precisa direzione politica non servano a nulla e non siano titolo sufficiente per guidare le finanze di un ente come Roma Capitale. Il quale, ora, rischia di dover andare in esercizio provvisorio, potendo così l’anno prossimo spendere ogni mese non più di 1/12 di quanto speso complessivamente nel 2016. Con tanti saluti ad investimenti, interventi programmate, manutenzioni straordinarie già previste.

Nicola Mattei